Galliani verso la corsa alla presidenza della FIGC
Il dirigente monzese, ex amministratore delegato del Monza, sarebbe il nome gradito a una parte dei club di Serie A per le elezioni federali del 14 dicembre, in possibile sfida con Giovanni Malagò.
Adriano Galliani potrebbe tornare al centro del calcio italiano dalla porta principale: una parte dei club di Serie A lo starebbe valutando come candidato alla presidenza della Federcalcio, con il voto fissato per il 14 dicembre e il termine per la presentazione delle candidature al 4 novembre.
Il nome del dirigente monzese, classe 1944, circola nelle stanze dei club di massima serie come alternativa a Giovanni Malagò, attuale commissario della FIGC. Una sfida che, se dovesse concretizzarsi, metterebbe di fronte due figure di peso del mondo sportivo italiano e trasformerebbe un'elezione tecnica in una partita vera.
Una carriera tra Milan e Monza
Galliani è un profilo che in Brianza non ha bisogno di presentazioni. Amministratore delegato e vicepresidente vicario dell'AC Monza, è stato l'uomo che insieme a Silvio Berlusconi ha portato i biancorossi alla prima promozione in Serie A della loro storia, chiudendo un'attesa lunga decenni. Prima ancora, la lunga stagione al Milan, con una bacheca di trofei nazionali e internazionali che lo ha reso uno dei dirigenti più titolati del calcio europeo.
È proprio questo curriculum a renderlo appetibile per una fetta di società: un uomo di campo e di mercato, abituato a trattare, a mediare, a tenere insieme interessi diversi. Il tipo di figura che una parte della Serie A vorrebbe vedere alla guida della Federazione in una fase di forte tensione interna.
Il fronte dei malumori
Perché di tensione si tratta. Il malcontento verso la gestione commissariale non riguarda soltanto i club: anche l'Associazione Italiana Calciatori e l'Associazione Italiana Allenatori hanno manifestato insofferenza per quella che giudicano una scarsa condivisione delle decisioni più delicate. Un metodo, prima ancora che un merito.
Tra i nodi più discussi c'è la scelta del commissario tecnico della Nazionale. I club avrebbero spinto per Antonio Conte, mentre l'orientamento del commissario federale sarebbe stato su Roberto Mancini. Nei mesi precedenti erano circolati anche altri nomi per ruoli di vertice e di rappresentanza, da Paolo Maldini a Leonardo fino ad Andrea Pirlo, senza che si arrivasse a una sintesi condivisa.
Altro capitolo di frizione, la nomina di Diana Bianchedi come capo delegazione, poi conclusa con le dimissioni della diretta interessata. Episodi diversi tra loro, ma che hanno alimentato la stessa percezione: decisioni prese senza un confronto reale con chi il calcio lo fa tutti i giorni.
Monza resta con Malagò
C'è però un dettaglio che rende la vicenda ancora più particolare dal punto di vista brianzolo. Il Monza, la società che Galliani ha guidato per anni, al momento resta schierata con Malagò, insieme al Lecce. Un posizionamento che fotografa quanto il fronte dei club sia tutt'altro che compatto e quanto la partita sia ancora aperta.
La società biancorossa, del resto, ha cambiato proprietà e assetto dirigenziale, e le scelte politiche in sede federale seguono logiche proprie. Resta il paradosso di un candidato che potrebbe non avere dalla sua parte il club con cui ha scritto la pagina più importante della storia sportiva cittadina.
Le date che contano
Il calendario è stretto. Entro il 4 novembre vanno presentate le candidature: è quello il momento in cui le ipotesi si trasformano in nomi scritti sulla carta, oppure si sgonfiano. Da lì in avanti sarà campagna elettorale vera, con le componenti federali — club professionistici, dilettanti, calciatori, allenatori, arbitri — chiamate a pesare i propri voti.
Il 14 dicembre si vota. Fino ad allora il nome di Galliani resterà una delle ipotesi sul tavolo, non ancora una candidatura formalizzata. Il dirigente monzese, in carriera, ha costruito la propria reputazione proprio sulla capacità di muoversi nei momenti giusti e di non scoprire le carte troppo presto.
Cosa significa per la Brianza
Per il territorio sarebbe comunque un fatto rilevante: un monzese alla guida della Federazione rappresenterebbe un passaggio di peso, dopo anni in cui il calcio brianzolo ha vissuto il salto in Serie A, la retrocessione e ora la ricostruzione in cadetteria.
Galliani, da parte sua, ha sempre mantenuto un legame forte con la città, dove è nato e dove ha costruito l'ultima fase della sua avventura dirigenziale. Una candidatura federale lo riporterebbe sotto i riflettori nazionali in un ruolo diverso da quello di club manager, quello istituzionale, che finora non ha mai ricoperto ai massimi livelli.
Nelle prossime settimane si capirà se la suggestione reggerà alla prova dei numeri. Servono consensi che vadano oltre la Serie A, e il sistema elettorale della Federcalcio ha sempre premiato chi sa costruire alleanze trasversali. Su quel terreno, il dirigente monzese ha esperienza da vendere.
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