Settimanali in crisi: tre società in liquidazione
Il Comitato di Redazione Lombardia del gruppo editoriale lancia l'allarme: tre società in liquidazione, almeno una mensilità non pagata e oltre cento persone coinvolte tra dipendenti e collaboratori.
Tre società in liquidazione, almeno una mensilità non erogata e il rischio che alcuni dei circa sessanta settimanali del gruppo smettano di uscire o escano con una foliazione ridotta. È il quadro che il Comitato di Redazione Lombardia del gruppo editoriale ha messo nero su bianco in un comunicato condiviso anche dal direttore responsabile, riguardante anche le testate che da decenni raccontano la Brianza.
Il documento fotografa una situazione che va avanti da mesi e che riguarda un perimetro ampio: le testate del gruppo sono distribuite in tre Regioni — Lombardia, Piemonte e Liguria — e la storia editoriale sfiora i cinquant'anni. A inizio settimana la vicenda è arrivata anche in Parlamento, con un'interrogazione presentata sul caso.
Oltre cento persone coinvolte
Il numero che pesa di più è quello delle persone: oltre cento, tra dipendenti, collaboratori di redazione e collaboratori dell'area pubblicitaria. Il Comitato di Redazione indica nei collaboratori di redazione la categoria più penalizzata, quella che in questi mesi ha pagato il prezzo più alto in termini di mancati pagamenti e di incertezza sul futuro.
Al momento risulta non erogata almeno una mensilità. E il timore espresso dal CdR riguarda anche quelle che verranno: lo stipendio di ottobre e i successivi restano un punto interrogativo, in assenza di garanzie concrete.
La crisi si è aperta con il cambio al vertice di inizio 2026, arrivato in seguito a inchieste giudiziarie e alle dimissioni che ne sono conseguite. Da lì in poi la situazione è precipitata, fino alla messa in liquidazione di tre società del gruppo.
Il subentro dal 1 ottobre
Dal 1 ottobre è subentrata un'altra società, con la cessione dei rami d'azienda. Un passaggio che sulla carta avrebbe dovuto garantire continuità, ma che secondo il Comitato di Redazione non assicura, allo stato attuale, le condizioni di lavoro necessarie per mandare avanti le redazioni e i giornali.
I settimanali pubblicati dal gruppo sono circa sessanta. Per alcuni di questi il rischio concreto è doppio: la cessazione delle uscite oppure la pubblicazione con un numero di pagine sensibilmente ridotto rispetto al passato. Due scenari che, sul territorio, significano meno informazione locale, meno cronaca dei paesi, meno spazio per le voci dei Comuni più piccoli.
Nel comunicato si parla anche di ipotesi di ingresso di nuovi imprenditori e investitori. Ma il CdR è prudente: l'esito di queste trattative resta incerto e non ci sono, al momento, certezze da comunicare né ai lavoratori né ai lettori.
Le redazioni chiuse in primavera
Un capitolo a parte riguarda le redazioni. In primavera molte sono state smantellate e chiuse, lasciando scoperti territori che per anni avevano avuto un presidio giornalistico stabile. Per il Comitato di Redazione la loro riapertura è la priorità: senza redazioni sul posto, sostengono i giornalisti, non esiste il giornale locale, perché viene meno il rapporto quotidiano con amministrazioni, associazioni, imprese e lettori.
Il comunicato si chiude con un ringraziamento esplicito a lettori e inserzionisti, cioè a chi in questi mesi complicati ha continuato a comprare i giornali e a investire sulle testate, nonostante le difficoltà evidenti nella produzione e nella distribuzione.
"La speranza è di arrivare a una normalizzazione della situazione al più presto, per ridare ai lettori prodotti degni del nome e del prestigio delle testate", scrive il Comitato di Redazione Lombardia.
Una partita che riguarda anche la Brianza
La vicenda non è una questione interna al mondo dell'editoria. Il gruppo pubblica settimanali che in Brianza, come in altre province lombarde, piemontesi e liguri, rappresentano spesso l'unico racconto settimanale di consigli comunali, bilanci, cantieri, scuole, sport dilettantistico e vita associativa. Se le uscite si riducono o si fermano, a restare senza voce sono interi territori.
L'interrogazione parlamentare depositata a inizio settimana sposta ora la discussione su un piano politico. Nel frattempo, i lavoratori attendono risposte su due fronti: il recupero delle mensilità arretrate e la garanzia delle retribuzioni future. Sullo sfondo resta la trattativa con possibili nuovi investitori, che il Comitato di Redazione segue senza anticipare valutazioni ottimistiche.
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