Seveso, apre il museo della diossina al Bosco delle Querce
Sabato 26 settembre alle 11.30 il centro visite del Bosco delle Querce, in via Ada Negri a Seveso, inaugura lo spazio espositivo permanente dedicato al disastro dell'Icmesa del 1976.
Sabato 26 settembre, alle 11.30, il centro visite del Bosco delle Querce di Seveso, in via Ada Negri, apre le porte del nuovo museo permanente dedicato al disastro della diossina. Uno spazio espositivo interattivo, pensato per restare aperto tutto l'anno, che racconta quello che è successo in questo angolo di Brianza a partire dal luglio 1976 e quello che ne è venuto dopo.
L'inaugurazione rientra nel calendario di iniziative costruito attorno ai cinquant'anni dall'incidente dell'Icmesa, la fabbrica di Meda da cui il 10 luglio 1976 si sollevò la nube che contaminò Seveso e i comuni vicini. Da quel giorno il nome di questo territorio è entrato nei manuali di storia industriale e nelle normative europee sul rischio chimico. Il museo prova a riportarlo, prima di tutto, alla dimensione delle persone che quella vicenda l'hanno attraversata.
Un percorso che parte da prima del 10 luglio
Il racconto è costruito in ordine cronologico e non comincia dalla nube. La prima parte è dedicata alla vita quotidiana di Seveso e della Brianza prima del disastro: il lavoro, le case, il paesaggio di un territorio che in quegli anni stava cambiando pelle a ritmo serrato, tra mobilifici, capannoni e famiglie arrivate da fuori. È il fondale su cui si innesta tutto il resto, e serve a capire cosa esattamente sia andato in pezzi in quelle settimane.
La seconda sala entra nei giorni immediatamente successivi al 10 luglio 1976. Qui il materiale è quello dell'epoca: immagini dei telegiornali, titoli di giornale, ritagli, fotografie, contributi audio. La cronaca di allora, riproposta senza filtri, restituisce lo smarrimento di quelle ore, le informazioni che arrivavano a pezzi, le prime misure adottate, il linguaggio con cui si provava a nominare una cosa che nessuno sapeva ancora nominare.
Una sezione specifica è dedicata alla popolazione evacuata dalle proprie case. È il capitolo più duro: famiglie allontanate, zone recintate, un pezzo di paese trasformato in area interdetta. Attorno a queste testimonianze il museo costruisce anche un inquadramento storico e sociale, per collocare la vicenda dentro l'Italia di metà anni Settanta e dentro il dibattito pubblico che ne seguì.
Salute, conseguenze e rinascita del bosco
Al secondo piano il percorso affronta le conseguenze sulla salute della popolazione, tema che negli anni ha accompagnato intere generazioni di sevesini e che è stato oggetto di studi e monitoraggi di lungo periodo. Anche in questo caso la scelta è di documentare, mettendo a disposizione dei visitatori materiali e dati.
La parte finale cambia registro ed è la più interattiva. È dedicata alla rinascita naturalistica dell'area: il Bosco delle Querce, nato sui terreni bonificati, è oggi un parco con un proprio equilibrio, e l'esposizione ne racconta le specie animali e vegetali che lo abitano. Il filo è chiaro: il luogo della contaminazione è diventato un luogo verde, frequentato ogni giorno da chi corre, porta a spasso il cane, accompagna i bambini.
Il centro visite come luogo della memoria
Con l'apertura del museo il centro visite assume una doppia funzione: punto d'incontro per chi frequenta il parco e luogo della memoria per chi vuole capire cosa è successo qui. Una destinazione che si lega al riconoscimento arrivato di recente al Bosco delle Querce, insignito del Marchio del Patrimonio Europeo, l'etichetta con cui l'Unione europea segnala i siti che hanno un valore simbolico per la storia del continente.
Per Seveso e per tutta la Brianza è un passaggio che pesa. Per decenni la diossina è stata una ferita raccontata soprattutto fuori dai confini locali, spesso in modo sbrigativo. Uno spazio permanente, aperto nel luogo stesso della contaminazione, sposta il baricentro: la memoria resta sul territorio, gestita da chi quel territorio lo vive, e diventa materiale disponibile per le scuole, per i visitatori, per chi è nato molto dopo il 1976 e conosce quella storia solo per sentito dire.
L'appuntamento, dunque, è per sabato 26 settembre alle 11.30 al centro visite di via Ada Negri. Da quel momento il museo resterà a disposizione in modo stabile, dentro un parco che nel frattempo, di alberi, ne ha fatti crescere parecchi.
Segnalaci un errore: info@radiorbs.it
