Tangenziale Meda-Seregno, fine lavori slitta a febbraio 2027
Il cantiere della tangenziale Meda-Seregno è rimasto fermo circa un mese e mezzo, poi il 25 agosto sono arrivati mezzi e materiali. Il termine ultimo dell'opera, indicato in un incontro di fine giugno tra la Giunta di Meda e Pedemontana, sarebbe stato spostato a febbraio 2027: finora si era parlato di settembre.
Il cantiere della tangenziale Meda-Seregno è rimasto fermo per circa un mese e mezzo e solo il 25 agosto, poco prima delle 11, ha dato i primi segni di ripresa: mezzi e materiale sono arrivati sull'area, come ha segnalato una residente del quartiere Ceredo di Seregno. Nel frattempo il termine ultimo dei lavori sarebbe slittato a febbraio 2027.
È un'indicazione emersa da un incontro di fine giugno tra la Giunta comunale di Meda e i rappresentanti di Pedemontana. Fino a quel momento la data che circolava era un'altra: settembre. Cinque mesi di differenza che pesano su chi abita a poche decine di metri dal tracciato e che, in un modo o nell'altro, aspetta di sapere quando finirà di convivere con ruspe, deviazioni e polvere.
Cosa si vede oggi dal Parco del Meredo
Basta una passeggiata al Parco del Meredo, a Seregno, per capire a che punto è l'opera. Da lì il cantiere si legge tutto insieme: gli sbancamenti, gli scavi, le strade di servizio aperte per far passare i mezzi, i terreni completamente trasformati, la vegetazione eliminata su ampie porzioni di superficie. Non è più un progetto su carta, è un pezzo di territorio già riscritto.
Il manufatto che più di ogni altro racconta questa fase è il ponte sulla ferrovia: cemento armato, pilastri e travature ormai in posizione, una struttura che si impone sul paesaggio circostante. Sulle sue superfici, nei mesi di stallo, sono comparsi anche dei graffiti. Un dettaglio minore, ma che dice bene quanto un cantiere fermo diventi in fretta parte dell'arredo urbano involontario di un quartiere.
Il contesto in cui tutto questo accade è quello classico della Brianza centrale: un territorio già fortemente urbanizzato, frammentato da strade, capannoni e tessuti residenziali cresciuti nel tempo. Ogni nuovo taglio si somma a quelli precedenti, e gli spazi liberi rimasti sono pochi e stretti.
Chi vive attaccato al cantiere
A convivere quotidianamente con l'opera sono soprattutto i residenti di via Forlì e via Po a Meda e quelli del quartiere Ceredo a Seregno. Sono loro che da mesi vedono cambiare l'orizzonte fuori dalla finestra e che hanno sollevato le preoccupazioni più concrete: la vicinanza del tracciato alle abitazioni, la qualità ambientale della zona, la trasformazione complessiva del quartiere in cui hanno comprato o affittato casa anni fa.
Non è un dibattito astratto. Quando un'infrastruttura di questa scala passa a ridosso delle case, le domande riguardano il rumore, l'aria, il valore degli immobili, la possibilità di continuare a usare gli spazi verdi rimasti. E la lunghezza dei lavori diventa una variabile decisiva: un anno e mezzo di cantiere non è la stessa cosa di sei mesi.
Proprio per questo lo slittamento a febbraio 2027 è la notizia che più interessa chi abita lì. Significa un altro inverno con l'area aperta, mezzi in movimento e viabilità provvisoria. Significa anche che le previsioni comunicate in precedenza, quelle che indicavano settembre come traguardo, si sono rivelate ottimistiche.
La ripresa è confermata? Non ancora
Sull'arrivo di mezzi e materiale del 25 agosto la prudenza resta d'obbligo. Non è chiaro se si tratti della ripartenza effettiva delle lavorazioni oppure di una presenza occasionale, magari legata a operazioni di servizio o alla preparazione di una fase successiva. Dopo un mese e mezzo di immobilità, la segnalazione di una cittadina resta al momento l'unico elemento a disposizione.
È una situazione che conosce bene chi segue le grandi opere: fasi di attività intensa alternate a soste prolungate, senza che dall'esterno sia sempre possibile capirne la ragione. Il risultato è che i residenti si trovano a interpretare i segnali - un camion che entra, una gru che si muove - in assenza di un calendario pubblico e verificabile.
Sullo sfondo resta aperta la discussione sull'opportunità stessa dell'opera, sul rapporto tra i benefici attesi in termini di viabilità e i costi ambientali già pagati dal territorio. Una discussione che, per molti di quelli che abitano lungo il tracciato, andava affrontata prima che le ruspe arrivassero: adesso gli sbancamenti ci sono, il ponte pure, e il punto di non ritorno appare superato.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Da qui in avanti, i passaggi da monitorare sono sostanzialmente tre: la conferma o meno della ripartenza dei lavori, l'ufficializzazione del nuovo cronoprogramma e le eventuali comunicazioni delle amministrazioni di Meda e Seregno sui tempi e sulle opere di mitigazione. Sono le informazioni che i cittadini di via Forlì, via Po e del Ceredo chiedono da tempo.
Per ora il quadro è questo: un cantiere che si è appena rimesso in moto, forse, e una data - febbraio 2027 - che sposta di parecchio l'orizzonte rispetto a quanto si diceva fino a poche settimane fa.
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