Il Parco di Monza snodo di una rete verde lombarda
Uno scenario di pianificazione immagina i 700 ettari del Parco di Monza come cerniera tra Valle del Lambro, Groane, Vimercatese e Adda Nord: non un nuovo parco, ma il collegamento di quelli che già esistono.
Il Parco di Monza al centro di una grande rete verde lombarda, che tiene insieme Valle del Lambro, Groane, Vimercatese e Adda Nord: è lo scenario messo a fuoco da un approfondimento di Milano Città Stato, che prova a ragionare su cosa accadrebbe se i parchi già esistenti smettessero di essere isole separate.
Il punto di partenza è semplice e, per certi versi, meno ambizioso di quanto sembri: non si tratta di istituire un nuovo parco, né di vincolare nuove aree. L'idea è recuperare i corridoi ecologici che l'urbanizzazione ha interrotto negli ultimi decenni, ricucendo pezzi di verde che oggi si guardano da lontano senza toccarsi. Il paragone usato per rendere l'idea è quello di un "Central Park della Lombardia", con il Parco di Monza nel ruolo di cerniera.
I numeri aiutano a capire la scala. Il Parco di Monza copre circa 700 ettari e si trova subito a nord di Milano, in una delle aree più densamente urbanizzate d'Europa. Attorno, il sistema ambientale immaginato va dalla fascia prealpina fino alla pianura del Po.
Quattro direttrici dal cancello di casa
Dal Parco di Monza lo scenario individua quattro direzioni. Verso nord, la Valle del Lambro che risale fino ai laghi briantei e alle Prealpi. Verso ovest, il Parco GruBrìa e il Parco delle Groane. Verso est, il Vimercatese con i Colli Briantei, il Molgora, il Rio Vallone e, più in là, il Parco Adda Nord. Verso sud, ancora il Lambro, che punta su Milano e sulla pianura.
È una geografia che chi vive in Brianza conosce già a pezzi: sono i luoghi delle uscite in bici della domenica, dei sentieri lungo il fiume, delle pinete delle Groane. Quello che manca è la continuità. Oggi passare da un parco all'altro significa quasi sempre attraversare strade a scorrimento veloce, linee ferroviarie, capannoni e quartieri residenziali.
Il Lambro funziona da asse portante nord-sud di tutto il ragionamento. Nasce alle pendici del Monte San Primo, nel Triangolo Lariano, attraversa la Vallassina e arriva al Lago di Pusiano. Poi scende nel Parco regionale della Valle del Lambro, che da solo mette insieme oltre 8.000 ettari e 37 Comuni, entra nel Parco di Monza, taglia Milano toccando Lambrate, l'Ortica e Mecenate, prosegue nel Lodigiano e sfocia nel Po all'altezza di Orio Litta.
Quello che la pianificazione già prevede
L'ipotesi non nasce dal nulla. Il Piano territoriale di coordinamento provinciale di Monza e Brianza contiene già una Rete verde di ricomposizione paesaggistica, e indica in particolare un corridoio ecologico trasversale tra il Parco delle Groane e il Parco Adda Nord, che correrebbe a nord di Monza. Sulla carta, insomma, la direzione è segnata da tempo.
Il passaggio successivo è quello più complicato: trasformare le linee tratteggiate dei piani in qualcosa che un capriolo o un ciclista possano effettivamente percorrere. Gli interventi ipotizzati sono nuove piantumazioni, il recupero dei varchi ecologici rimasti, attraversamenti dedicati alla fauna, la rinaturalizzazione delle sponde dei corsi d'acqua e percorsi ciclopedonali continui, senza i buchi che oggi costringono a lunghi tratti su strade trafficate.
Un ruolo importante lo giocano le aree agricole, soprattutto nella parte sud dell'area milanese, dove i campi restano l'unico elemento capace di garantire continuità tra una zona verde e l'altra. Preservarle diventa, in questa logica, parte integrante della rete e non un residuo da riempire.
Uno scenario, non un cantiere
Va detto con chiarezza: al momento non esiste alcun progetto definito, né un finanziamento stanziato. Si parla di uno scenario di pianificazione, di un modo di guardare al territorio brianzolo come a un sistema unico invece che a una somma di parchi amministrati separatamente.
Resta però un ragionamento che tocca da vicino chi abita tra Monza, le Groane e il Vimercatese. La Brianza è un territorio dove il consumo di suolo ha corso più veloce della pianificazione, e dove le aree verdi superstiti sono spesso separate da poche centinaia di metri di asfalto. Ricucirle non richiede di espropriare nulla: richiede di decidere dove non costruire più e di investire sui punti di passaggio.
Il Parco di Monza, per posizione e dimensioni, è l'elemento che rende l'ipotesi credibile. È già oggi il polmone verde di riferimento per centinaia di migliaia di persone, ed è l'unico punto in cui le quattro direttrici si incontrano davvero. Che quel ruolo resti potenziale o diventi operativo dipenderà dalle scelte dei prossimi piani territoriali.
Segnalaci un errore: info@radiorbs.it
