Muggiò, 1.400 residenti senza medico di base
Dal 1° settembre circa 1.400 muggioresi sono rimasti senza medico di famiglia dopo un pensionamento alla Taccona: il Pd porta il caso in Consiglio comunale il 22 ottobre.
A Muggiò circa 1.400 residenti sono senza medico di base dal 1° settembre. Il gruppo consiliare del Partito Democratico ha depositato un'interrogazione che sarà discussa nel Consiglio comunale del 22 ottobre.
All'origine del problema c'è il pensionamento di un medico che aveva lo studio nel quartiere Taccona. Da quel momento i suoi assistiti si sono trovati senza un punto di riferimento e, nella pratica, senza una vera alternativa in città: gli altri medici di Muggiò hanno liste pazienti quasi al completo e non riescono ad assorbire chi resta scoperto.
Le strade che restano a chi è senza medico
Chi ha bisogno di una ricetta, di un certificato o semplicemente di un consulto deve oggi rivolgersi alla Casa di Comunità di Nova Milanese oppure mettere mano al portafoglio e prenotare una visita privata. Due opzioni che pesano in modo molto diverso a seconda di chi si ha davanti: per una persona giovane e autonoma può essere un fastidio, per un anziano senza auto o per chi ha una fragilità diventa un ostacolo concreto.
«Restare senza medico vuol dire avere più difficoltà anche per le necessità sanitarie più semplici — spiega Riccardo Sala, capogruppo del Pd a Muggiò —. Per un anziano, per una persona fragile o per chi non può spostarsi facilmente il problema diventa ancora più serio. Non tutti, poi, possono permettersi di rivolgersi al privato».
È il nodo che il Pd intende portare in aula: non tanto la singola pratica da sbrigare, quanto l'effetto cumulativo su una fascia di popolazione che del medico di famiglia ha bisogno con regolarità, per terapie croniche, controlli e rinnovi di prescrizioni.
Cosa chiede l'interrogazione
Il documento depositato dal gruppo consiliare chiede all'amministrazione comunale di mettere nero su bianco quali contatti siano stati avviati con le autorità sanitarie da settembre a oggi e quali risposte siano arrivate. Un punto che vale come ricostruzione dei fatti ma anche come verifica: capire se la partita sia stata giocata fino in fondo o se ci siano canali ancora da battere.
Sala non nasconde il limite istituzionale della richiesta. L'assegnazione dei medici di medicina generale non rientra tra le competenze del Comune: le graduatorie, gli ambiti territoriali e le nomine passano dal livello sanitario regionale. Ma il municipio resta il primo sportello a cui i cittadini si rivolgono quando qualcosa non funziona, e per il Pd questo basta a giustificare un ruolo di pressione e di interlocuzione.
«Vogliamo capire cosa è stato fatto finora e cosa possiamo fare adesso — dice il capogruppo —. Abbiamo alcune proposte e siamo disponibili a confrontarci su soluzioni concrete, anche temporanee, che possano aiutare le persone rimaste senza medico».
Il timore di un effetto a catena
Il secondo fronte dell'interrogazione guarda avanti. Se un'ulteriore cessazione dovesse arrivare nei prossimi mesi, il numero dei muggioresi senza medico di base crescerebbe ancora, con liste già sature in tutta la città e nessun margine per redistribuire gli assistiti. È lo scenario che il Pd vuole evitare mettendo il tema all'ordine del giorno adesso, prima che il perimetro del problema si allarghi.
«Oggi parliamo già di circa 1.400 persone — osserva Sala —. Dobbiamo trovare una risposta per loro e lavorare perché la situazione non peggiori ancora».
La carenza di medici di famiglia non è un'esclusiva muggiorese: è un nodo che attraversa la Brianza e la Lombardia, legato ai pensionamenti di una generazione numerosa di professionisti e a un ricambio che non tiene il passo. Ma quando il conto arriva su un singolo quartiere, come accaduto alla Taccona, l'effetto è immediato e molto visibile: centinaia di famiglie che in poche settimane perdono il medico di riferimento e devono ricominciare da capo, spesso senza sapere a chi rivolgersi.
L'appuntamento in aula
La discussione è fissata per il Consiglio comunale del 22 ottobre. Sarà l'occasione per sentire la versione dell'amministrazione sui passi compiuti con le autorità sanitarie e per capire se dal confronto possano uscire misure ponte — orari aggiuntivi, forme di presidio, accordi temporanei — in attesa che l'ambito venga coperto da un nuovo medico.
Nel frattempo, per i 1.400 residenti coinvolti, la realtà resta quella di settembre: per una ricetta o un certificato si va a Nova Milanese o si paga.
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