Monza senza taxi e car sharing, la protesta di un cittadino
Un residente, Domenico, elenca sui social tre nodi della mobilità monzese: taxi introvabili e non prenotabili, car sharing insufficiente, corse di autobus che saltano. Arriva la replica del direttore di MonzaNews, Stefano Peduzzi.
Taxi che non si trovano e che non si possono nemmeno prenotare, car sharing ridotto all'osso, autobus che ogni tanto semplicemente non passano. È la fotografia della mobilità monzese tracciata da un cittadino, Domenico, in un post pubblicato sui social e rivolto a chi ogni giorno si muove tra Monza e Milano per lavoro o per ragioni personali.
Il ragionamento parte da un problema concreto: come fa un monzese a raggiungere il capoluogo, o a rientrare a casa la sera, se decide di lasciare l'auto in garage? La risposta, secondo chi ha scritto il post, è che le alternative sono poche e poco affidabili.
I tre nodi indicati dal cittadino
Il primo riguarda i taxi, definiti «quasi inesistenti e che non si possono prenotare, come in un normale paese del resto del mondo». Un punto che tocca soprattutto chi ha orari atipici, chi arriva in stazione la sera tardi o chi ha bisogno di un mezzo in tempi rapidi senza poterlo programmare con ore di anticipo.
Il secondo nodo è il car sharing, giudicato insufficiente rispetto alla domanda di una città che conta oltre centoventimila abitanti ed è a pochi chilometri dal confine milanese. Il terzo riguarda il trasporto pubblico su gomma: nel mirino le corse che saltano, con un riferimento diretto agli «autobus di Autoguidovie che ogni tanti si prendono la licenza poetica di non passare».
Nella parte finale del suo intervento Domenico pone una domanda diretta: queste criticità sono già state portate all'attenzione di chi di dovere e, in caso affermativo, quali risposte sono arrivate? Una richiesta che sposta il discorso dal semplice sfogo alla verifica di ciò che è stato fatto finora.
La replica: «Servono dati precisi, non impressioni»
Alla segnalazione ha risposto pubblicamente il direttore di MonzaNews, Stefano Peduzzi, che ha riconosciuto la legittimità del tema ma ha indicato un metodo preciso per affrontarlo. Sulle corse mancanti, in particolare, servono elementi verificabili: la linea interessata, la fermata, il giorno e l'orario in cui il mezzo non è passato.
Senza quei dati, è il ragionamento, diventa impossibile chiedere conto al gestore del servizio e ottenere una risposta puntuale. Una corsa saltata registrata con precisione può essere controllata, confermata o smentita; una segnalazione generica resta un'impressione, e come tale non produce effetti.
Lo stesso criterio vale per l'attribuzione delle responsabilità: prima di indicare chi ha sbagliato o di raccogliere impegni pubblici servono riscontri documentati. È un approccio che vale per tutti gli attori in campo, dal Comune alle aziende che gestiscono i servizi.
Il punto di fondo, nelle parole di Peduzzi, è che «chi vive a Monza deve poter capire su quali alternative all'auto può contare». Non si tratta soltanto di elencare disservizi, ma di mettere i cittadini nelle condizioni di sapere in anticipo se un mezzo pubblico, un taxi o un'auto condivisa sono davvero disponibili quando servono.
Una raccolta di segnalazioni aperta anche agli operatori
Da qui l'invito rivolto ai lettori: inviare le proprie segnalazioni via email, con il maggior numero possibile di dettagli, così da costruire un quadro che non si fermi al singolo episodio. L'obiettivo è capire se i disagi lamentati siano casi isolati o si concentrino su determinate linee, fasce orarie e giorni della settimana.
Lo spazio resta aperto anche alle repliche degli operatori del settore, che potranno fornire la propria versione sui singoli casi segnalati. Al momento non risultano prese di posizione dell'amministrazione comunale o delle aziende di trasporto sui punti sollevati nel post.
Un tema che riguarda migliaia di pendolari
La questione non riguarda solo chi ha scritto il post. Monza è uno dei principali bacini di pendolarismo verso Milano e il tema delle alternative all'automobile privata è centrale in ogni discussione sul traffico, sulla qualità dell'aria e sulla vivibilità del centro città.
Chi rinuncia all'auto ha bisogno di una catena di spostamenti che funzioni in tutti i suoi anelli: il treno o il bus per arrivare in città, il mezzo pubblico urbano per raggiungere la destinazione finale, un taxi o un'auto condivisa quando le altre opzioni non ci sono. Se anche un solo passaggio salta, l'intero percorso diventa inaffidabile e l'automobile torna a essere la scelta più semplice.
La raccolta di segnalazioni punta proprio a misurare quanto spesso quella catena si interrompa, e dove. Con dati alla mano diventa possibile chiedere interventi mirati invece di limitarsi a constatare il disagio.
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