Monza, 540 bambini under 6 in povertà: arriva il bando
Una mappatura di Fondazione Cariplo stima circa 540 bambini tra 0 e 6 anni in condizione di povertà a Monza: il bando Anita Reti Mille porta in Brianza fino a 250mila euro.
Sono circa 540 i bambini tra zero e sei anni che a Monza vivono in condizione di povertà. È la stima che emerge dalla mappatura realizzata dall'Evaluation Lab della Fondazione Social Venture Giordano Dell'Amore per Fondazione Cariplo, un lavoro che ha messo in fila i dati di 1.641 comuni per capire dove si concentra il disagio economico nei primi anni di vita.
Il numero colloca Monza tra i primi venti comuni per valore assoluto nell'area di riferimento della fondazione, che comprende i comuni lombardi e le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. Un dato che va letto anche alla luce delle dimensioni della città: in termini di incidenza, infatti, i territori delle ASST di Monza e di Vimercate risultano tra quelli a rischio più basso dell'intero perimetro analizzato.
Quasi 80mila bambini, uno su otto
Lo scenario complessivo parla di quasi 80.000 bambini tra zero e sei anni in povertà. Significa, in media, un bambino su otto; nei comuni con i redditi più bassi la proporzione sale a uno su cinque. La ricerca, condotta a settembre 2026 incrociando dati Istat e del Ministero dell'Economia, propone anche un secondo metodo di calcolo, più prudente, che abbassa la stima a circa 26.000 minori: due cifre diverse che delimitano l'ampiezza del fenomeno più che contraddirsi.
Interessante anche la composizione familiare. Dei quasi 80.000 bambini, 28.000 vivono in famiglie composte solo da cittadini italiani, 25.000 in famiglie miste e 26.000 in nuclei interamente stranieri. Un quadro che smonta l'idea di una povertà infantile concentrata in un solo gruppo sociale e che riguarda da vicino anche i quartieri delle città brianzole.
Il bando: cinque milioni, in Brianza fino a 250mila euro
Alla fotografia segue l'intervento. Fondazione Cariplo ha messo sul piatto cinque milioni di euro complessivi con il bando Anita Reti Mille, pensato per costruire reti territoriali attorno ai cosiddetti primi mille giorni, cioè il periodo che va dalla gravidanza ai tre anni del bambino. Per la Brianza la dotazione arriva fino a 250.000 euro: 150.000 destinati al territorio dell'ASST di Monza e 100.000 a quello dell'ASST di Vimercate.
Le regole sono precise. A presentare i progetti devono essere enti privati non profit in qualità di capofila, in partenariato con soggetti pubblici e del Terzo settore. Obbligatoria la presenza di almeno un soggetto del percorso nascita, per esempio un consultorio. Per ciascun territorio ASST verrà finanziato un solo progetto, della durata di 24 mesi, con un cofinanziamento minimo del 10% a carico dei proponenti. Le attività dovranno concludersi entro il 30 giugno 2029.
Una quota fino al 10% dei costi potrà essere destinata al cosiddetto budget di comunità, uno strumento flessibile che consente di coprire anche le rette dei servizi educativi per le famiglie che non riescono a sostenerle. Le domande vanno presentate entro le 17 di giovedì 18 febbraio 2027.
Il nodo dei servizi: li vogliono tutti, li usano in pochi
Il punto su cui il bando prova a incidere emerge con chiarezza dall'indagine Genitorialità e Infanzia. L'87,7% dei genitori considera importante l'accompagnamento nel periodo successivo al parto, ma solo il 35,5% ne ha effettivamente usufruito. Lo scarto è ancora più evidente sui servizi educativi per la fascia 0-3 anni: il 92,1% li ritiene importanti, ma il 40,8% non li ha mai utilizzati.
Le ragioni indicate dalle famiglie sono due e molto concrete: il costo e l'assenza del servizio sul territorio. Non una questione culturale, quindi, ma di portafoglio e di offerta. Da qui la scelta di consentire l'uso di una parte delle risorse proprio per abbattere le rette, e quella di obbligare i progetti a coinvolgere i presidi sanitari che le famiglie incontrano già nei mesi della gravidanza.
Il modello QuBì
L'impianto riprende l'esperienza del Programma QuBì, sperimentato a Milano negli scorsi anni: non singoli servizi isolati, ma reti di quartiere che mettono insieme enti pubblici, associazioni, parrocchie e servizi sanitari attorno alle famiglie in difficoltà, intercettandole prima che la fragilità diventi cronica.
Per la Brianza la sfida è costruire partenariati capaci di reggere due anni di lavoro e di parlarsi davvero tra consultori, nidi, Comuni e Terzo settore. Le risorse non sono enormi, ma il meccanismo del progetto unico per territorio spinge a mettere insieme le forze invece di frammentarle. Con un dato di partenza che resta sul tavolo: 540 bambini monzesi che, prima di andare a scuola, già partono da dietro.
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