Metrotranvia Milano-Seregno, operai in stato di agitazione
FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil proclamano lo stato di agitazione dei lavoratori Cmc Ravenna: campo base senza corrente a Paderno Dugnano, stipendi in ritardo e cantieri fermi al 7,7%.
I lavoratori impegnati nella metrotranvia Milano-Seregno sono in stato di agitazione. Lo hanno proclamato FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil di Milano e Monza Brianza, che puntano il dito contro Cmc Ravenna Spa, l'impresa responsabile della gestione dei lavori sull'opera che dovrebbe collegare il capoluogo lombardo a Seregno passando per Desio e Nova Milanese.
Al centro della vertenza c'è una situazione che i sindacati descrivono come ormai insostenibile: dal 13 ottobre il campo base di Paderno Dugnano è rimasto senza energia elettrica perché i fornitori non sarebbero stati pagati. Risultato: la struttura è stata chiusa e gli operai si sono ritrovati davanti a un bivio, tornare a casa oppure pagarsi di tasca propria l'albergo. Per chi arriva da fuori regione e lavora su un cantiere infrastrutturale, non è un dettaglio organizzativo ma una questione di sopravvivenza quotidiana.
Stipendi, rimborsi e Cassa Edile
Le organizzazioni sindacali denunciano ritardi che riguardano più voci contemporaneamente: le retribuzioni, i rimborsi spese e i versamenti alla Cassa Edile. Un intreccio che si è scaricato direttamente sulla vita privata dei lavoratori. Alcuni avrebbero dovuto lasciare gli appartamenti in cui alloggiavano perché gli affitti non risultavano pagati, con il rischio concreto di sfratto. Dove gli alloggi sono rimasti disponibili, i sindacati segnalano condizioni igienico-sanitarie degradate.
"Ad oggi la dirigenza di Cmc è del tutto irreperibile", scrivono FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, che accusano l'azienda di aver interrotto qualsiasi canale di confronto proprio nel momento in cui servirebbero risposte.
Il cantiere fermo: 7,7% contro il 90% previsto
Il quadro occupazionale si incrocia con quello, altrettanto pesante, dello stato di avanzamento dell'opera. Al 31 dicembre 2025 i lavori risultavano realizzati per il 7,7%, a fronte di un cronoprogramma che a quella data avrebbe dovuto registrare il 90%. Il dato è contenuto nella relazione annuale di MM Spa e fotografa un ritardo che non è un rallentamento ma una paralisi.
Da allora il cantiere è sostanzialmente fermo, con i lavoratori formalmente a disposizione ma senza attività da svolgere. Una condizione che i sindacati giudicano lesiva non solo sul piano economico ma anche su quello professionale: "La regolarità delle retribuzioni non può diventare un alibi: la dignità del lavoro significa potersi realizzare nella propria professionalità, conoscere il proprio futuro e non essere trattati come persone da parcheggiare e richiamare a piacimento".
Sullo sfondo resta aperta la partita delle risorse necessarie a coprire gli extracosti e a portare a termine l'opera, nodo mai sciolto e che continua a condizionare qualsiasi ipotesi di ripresa. Ad oggi non esiste una data nota per la ripartenza dei lavori.
Quattro richieste e la richiesta alle istituzioni
Le sigle hanno messo nero su bianco quattro richieste precise. La prima è la ripartenza dei cantieri, che resta la condizione per sbloccare tutto il resto. La seconda riguarda l'agibilità dei campi base, a partire dal ripristino delle utenze a Paderno Dugnano. La terza è il pagamento di tutte le somme dovute ai lavoratori, comprese quelle destinate alla Cassa Edile. La quarta è il rimborso delle spese di alloggio che gli operai hanno dovuto anticipare dopo la chiusura della struttura.
I sindacati chiedono un intervento diretto della stazione appaltante e delle istituzioni, sostenendo che la vertenza non possa essere lasciata al solo rapporto con un'impresa che definiscono irreperibile. E annunciano che, in assenza di risposte, seguiranno ulteriori iniziative di protesta.
Che cosa significa per la Brianza
La metrotranvia è il prolungamento della linea da Milano Parco Nord fino a Seregno, con un tracciato che attraversa Desio e Nova Milanese: un'opera attesa da anni da una fascia di territorio tra le più congestionate della regione, dove il trasporto su gomma continua a reggere il peso degli spostamenti quotidiani verso il capoluogo.
Il blocco dei lavori pesa quindi due volte: sui lavoratori che oggi si trovano senza garanzie e sui Comuni attraversati, che da tempo convivono con cantieri aperti e con la prospettiva di un collegamento che continua a slittare. La vertenza sindacale, in questo senso, è anche un termometro dello stato di salute di un'infrastruttura pubblica che sulla carta avrebbe dovuto essere quasi completata e che nei fatti è appena cominciata.
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