Metrotranvia Milano-Desio-Seregno, mancano 120 milioni
Il Ministero delle Infrastrutture risponde alla Provincia di Monza e Brianza: allo stato attuale nessuna risorsa immediatamente assegnabile, ma due strade possibili per coprire il buco da circa 120 milioni.
Nessun fondo immediatamente disponibile per coprire i circa 120 milioni che mancano alla Metrotranvia Milano-Desio-Seregno. È la risposta arrivata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Provincia di Monza e Brianza, che aveva chiesto chiarezza sul futuro di un'opera che attraversa alcuni dei comuni più popolosi della Brianza.
Il Ministero non si ferma però alla constatazione contabile: indica due possibili percorsi per arrivare alla copertura. Il primo è il Fondo Unico previsto dal decreto legge 95 del 2025, il secondo è la strada delle leggi speciali, cioè stanziamenti dedicati decisi dal Parlamento. In entrambi i casi serve una proposta strutturata, non una semplice richiesta di denaro.
Resta poi aperto il capitolo dei residui della vecchia Legge Obiettivo: 17 milioni di euro che in teoria potrebbero tornare utili all'opera. Ma c'è una condizione precisa: il recupero attraverso il CIPESS è possibile soltanto dimostrando la copertura finanziaria integrale dell'intervento. In altre parole, quei 17 milioni non sono un acconto per iniziare, ma l'ultimo tassello di un quadro economico che deve prima essere completo.
La posizione della Provincia
A seguire il dossier per Villa Serena è Andrea Villa, consigliere provinciale di Monza e Brianza con delega proprio alla Metrotranvia Milano-Desio-Seregno. La sua lettura della risposta ministeriale è positiva, almeno sul piano del metodo.
«È una risposta che aspettavamo e che considero positiva per la chiarezza che finalmente viene fatta sul percorso da seguire – spiega Villa –. Il Ministero non si limita a registrare la situazione finanziaria: indica gli strumenti attraverso i quali costruire una possibile soluzione e conferma la disponibilità a confrontarsi».
Il punto, adesso, è chi mette nero su bianco i numeri. Il soggetto attuatore dell'opera è la Città Metropolitana di Milano, ed è da lì che secondo la Provincia deve partire una proposta aggiornata e dettagliata. Non basta citare una cifra tonda.
«Non basta dire che servono 120 milioni – osserva il consigliere –. Bisogna spiegare come si arriva a quella cifra, quale sia oggi il quadro economico dell'opera e quale percorso si intenda proporre per arrivare alla copertura complessiva».
Cosa serve ora: numeri aggiornati e una strategia
La richiesta della Provincia si articola su quattro punti: numeri aggiornati, un fabbisogno definito con precisione, l'elenco delle risorse già disponibili e una strategia concreta per reperire quelle che mancano. È il pacchetto minimo per potersi presentare al tavolo ministeriale con qualche possibilità di ottenere risposte.
Villa insiste anche su un altro aspetto, quello dei rapporti tra enti. L'invito è a evitare contrapposizioni istituzionali tra Provincia, Città Metropolitana, Regione e Ministero: un rimpallo di responsabilità rischierebbe di allungare ulteriormente i tempi di un cantiere che sul territorio si fa sentire da anni.
Perché il vero timore, dalle parti di Monza, è quello di un'opera destinata a restare a metà. Una linea tranviaria avviata, con i disagi che i cantieri portano con sé, e mai completata.
Il nodo dei comuni attraversati
«Il territorio ha bisogno di sapere non soltanto quanti soldi mancano, ma quale percorso concreto si intende seguire per reperirli e completare l'opera – avverte Villa – perché non possiamo permetterci e non vogliamo che i nostri comuni restino in ostaggio di un'opera incompiuta che sta solo creando problemi ed è invisa alla cittadinanza».
Il giudizio sul clima attorno al progetto è netto: tra i residenti la Metrotranvia, nella sua attuale condizione sospesa, viene percepita più come un problema che come un'opportunità di mobilità. Un sentimento che cresce con il passare del tempo e con i cantieri che restano aperti senza una data certa di conclusione.
La partita, a questo punto, si gioca su due fronti paralleli. Da un lato la definizione tecnica ed economica del fabbisogno, compito che spetta in primo luogo alla Città Metropolitana di Milano in qualità di soggetto attuatore. Dall'altro la scelta dello strumento finanziario: Fondo Unico o legge speciale, due percorsi con tempi e logiche diverse.
Nel mezzo restano i 17 milioni della Legge Obiettivo, una cifra tutt'altro che irrilevante ma congelata da un vincolo stringente. Senza un quadro di copertura totale, quei fondi non si muovono.
La Provincia di Monza e Brianza, per ora, si limita a tenere aperto il canale con Roma e a chiedere che qualcuno presenti il conto completo. Il Ministero ha confermato la disponibilità a sedersi al tavolo: il prossimo passo tocca a chi quell'opera deve realizzarla.
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