Malattia renale cronica, casi in crescita tra gli over 60
In Brianza gli over 60 con malattia renale cronica sono passati da 25 a 35 ogni mille abitanti tra il 2022 e il 2025: ASST Brianza potenzia nefrologia e dialisi a Desio e Vimercate.
La malattia renale cronica avanza tra gli over 60 brianzoli: dai 25 casi ogni mille abitanti del 2022 si è passati ai 35 del 2025. Il dato arriva dall'Agenzia di Tutela della Salute della Brianza e fotografa una crescita costante in tre anni. Su una popolazione di circa 1,2 milioni di persone, le stime parlano di un numero di malati compreso tra 60 e 80 mila.
È una patologia che compromette la capacità dei reni di filtrare il sangue ed eliminare le scorie. L'aumento dei casi ha più spiegazioni che si sommano: l'invecchiamento della popolazione, una maggiore capacità di diagnosi e la crescita di diabete, obesità e malattie cardiovascolari, tutte condizioni che mettono sotto pressione la funzione renale.
Sul piano economico il peso non è marginale: la malattia renale cronica incide per il 2-3% sulla spesa sanitaria nazionale e in Lombardia un caso in fase avanzata costa circa 5.000 euro.
I servizi sul territorio: due reparti, 16 Case di Comunità
ASST Brianza ha messo in campo una rete di strutture per intercettare e seguire i pazienti. "Oggi possiamo contare su due reparti di nefrologia a Desio e a Vimercate, su 16 Case di Comunità per eseguire esami e controlli e su quattro reparti di dialisi territoriali per pazienti meno gravi", spiega Michele Sofia, direttore sanitario di ASST Brianza. "Si è inoltre fatto un investimento di 2 milioni di euro per l'apertura di un nuovo reparto di dialisi a Desio".
I numeri dell'attività danno la misura del carico: nell'anno in corso sono state effettuate 1.301 prime visite per primo riscontro di malattia renale e 2.300 visite di controllo.
I quattro reparti di dialisi territoriali servono i pazienti meno gravi, mentre le Case di Comunità permettono di eseguire esami e controlli senza passare dall'ospedale, avvicinando il monitoraggio a chi vive lontano dai due poli di Desio e Vimercate.
Il legame con il cuore
Reni e cuore si influenzano a vicenda. Quando i reni sono malati non regolano più correttamente il sistema renina-angiotensina-aldosterone: la pressione sale e con essa il rischio cardiovascolare. L'infiammazione e il danno all'endotelio, il rivestimento interno dei vasi, favoriscono poi infarto e scompenso cardiaco. Il meccanismo funziona anche al contrario: lo scompenso cardiaco può a sua volta provocare insufficienza renale cronica.
Il problema è che la malattia renale cronica è silenziosa. Nelle fasi iniziali non dà sintomi, e questo significa che chi ne è colpito può accorgersene quando il danno è già avanzato.
Per questo il tema della diagnosi precoce è centrale. Gli esami sono due, semplici e prescrivibili dal medico di base: l'eGFR, che si esegue sul sangue misurando la creatinina, e l'uACR, che valuta il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine. Quest'ultimo può essere eseguito in ambulatorio su un semplice campione di urine spot.
Chi deve controllarsi e le cure disponibili
"I pazienti già a rischio di sviluppare la Malattia Renale Cronica, quali i diabetici, gli obesi, gli ipertesi, le persone con malattie cardiovascolari, devono sottoporsi a questi due esami tutte le volte che fanno un controllo clinico", sottolinea Andrea Mortara, direttore di Cardiologia Clinica al Policlinico di Monza.
Sul fronte terapeutico esistono farmaci già disponibili e rimborsati: le gliflozine, acquistabili con la ricetta del medico di base. Secondo i dati clinici sono in grado di ritardare l'evoluzione della malattia renale di circa 10-15 anni, un margine che può cambiare il destino di un paziente. Le nuove Linee Guida della Società Europea di Cardiologia indicano il trattamento come obbligato per chi ha malattie cardiovascolari associate a insufficienza renale e per i pazienti con scompenso cardiaco.
Resta il nodo dell'organizzazione delle cure. Il modello indicato è quello della presa in carico multidisciplinare, con cardiologo, diabetologo, nefrologo e medico di Medicina Generale che lavorano insieme sullo stesso paziente. "La Malattia Renale Cronica non può essere infatti gestita in silos, in camere separate, ma condivisa tra le varie figure mediche, altrimenti al paziente si offre solo una prestazione e non una vera e propria presa in carico multidisciplinare", rimarca Sofia.
La combinazione tra invecchiamento della popolazione brianzola e diffusione di diabete, obesità e patologie cardiovascolari lascia intendere che la curva dei casi non si fermerà da sola. Gli strumenti per anticipare la diagnosi, però, sono già nelle mani dei medici di famiglia: due esami di routine, da ripetere a ogni controllo per chi rientra nelle categorie a rischio.
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