Depositi in banca, in Brianza 23,5 miliardi fermi sui conti
I dati della Banca d'Italia per il 2025: i risparmi delle famiglie e delle imprese brianzole crescono del 5,3%, i prestiti solo dell'1,9%. A Monza 6,26 miliardi, oltre 28mila euro a testa contando anche i bambini.
In provincia di Monza e Brianza sui conti correnti ci sono 23,51 miliardi di euro. È la fotografia scattata dalla Banca d'Italia con la rilevazione dei depositi bancari 2025: un anno fa erano 22,32 miliardi, dodici mesi dopo il conto sale di 1,19 miliardi, pari al 5,3% in più.
Un quarto abbondante di quella cifra sta a Monza. Il capoluogo da solo raccoglie 6,26 miliardi di depositi, contro i 5,91 del 2024: 343 milioni in più, una crescita del 5,8% che supera la media provinciale.
Se si allarga lo sguardo, il salto è ancora più evidente. Nel 2019, prima del Covid, i depositi in provincia si fermavano a 18,7 miliardi. In sei anni la liquidità parcheggiata negli istituti di credito brianzoli è aumentata del 25,7%. Diviso per il numero dei residenti, bambini e neonati compresi, fa più di 28mila euro a testa.
Il credito non tiene il passo
L'altra faccia della medaglia sono gli impieghi, cioè tutto quello che le banche prestano: mutui, fidi, scoperti di conto, finanziamenti alle imprese. Qui i numeri raccontano tutt'altra storia. In provincia gli impieghi arrivano a 17,31 miliardi, contro i 16,99 dell'anno precedente: 328 milioni in più, un incremento dell'1,9%. A Monza si passa da 5,12 a 5,2 miliardi, 77 milioni in più, cioè +1,5%.
Messo a confronto, il risultato è netto: in Brianza il denaro fermo sui conti è cresciuto circa quattro volte più velocemente del credito erogato. Da un lato famiglie e imprese accumulano, dall'altro chiedono meno soldi in prestito e ne ottengono meno.
Il confronto storico aiuta a capire quanto si sia ristretto il rubinetto. Il record degli impieghi provinciali risale al 2011, quando il territorio contava 23,1 miliardi di prestiti in essere. Nel 2019 la cifra era scesa a 16,6 miliardi e da allora la risalita è stata minima. Oggi si è ancora lontani dai livelli di quindici anni fa, mentre i depositi hanno continuato a gonfiarsi.
Seregno, Lissone, Vimercate: la classifica dei comuni
Dopo Monza, il comune con più risparmi in banca è Seregno, con 1,76 miliardi di depositi. Segue Lissone a quota 1,35 miliardi, poi Vimercate con 1,26 miliardi, Meda con 1,07 e Cesano Maderno con 1,01 miliardi. Sono le cinque città che, insieme al capoluogo, concentrano la parte più consistente della ricchezza liquida del territorio.
Guardando invece a chi è cresciuto di più nell'ultimo anno, in testa c'è proprio Cesano Maderno, con 161 milioni di depositi in più. Subito dietro Lissone, che ne aggiunge 153. Più staccati ma in netto progresso Carate Brianza, con 84 milioni, e Besana in Brianza, con 70 milioni.
Non tutti i comuni vanno nella stessa direzione. Due registrano cali significativi: Biassono perde 161 milioni di depositi, Bovisio-Masciago 157 milioni. Movimenti di questa portata, in centri di quelle dimensioni, dipendono spesso dallo spostamento di grandi conti aziendali più che dalle abitudini delle famiglie.
Cosa dicono davvero questi numeri
La lettura più immediata è quella della prudenza. Con i consumi in stagnazione, chi ha disponibilità preferisce tenerle sul conto piuttosto che spenderle o investirle, e chi dovrebbe indebitarsi per comprare casa o ampliare l'azienda ci pensa due volte. Dall'altra parte, le banche restano selettive nel concedere credito, soprattutto alle imprese di piccola dimensione.
Il risultato è un'economia locale che frena. La Brianza resta un territorio patrimonialmente solido, con 23,5 miliardi di risparmi accumulati, ma quella ricchezza si muove poco: non finanzia nuovi acquisti, non alimenta i consumi nei negozi, non si trasforma in investimenti produttivi. Il divario tra i 23,51 miliardi depositati e i 17,31 miliardi prestati misura esattamente questa distanza.
Un territorio che risparmia più di quanto investe è un territorio che si protegge dall'incertezza. Ma è anche un territorio che rimanda le scelte, in attesa di segnali più chiari su tassi, lavoro e prospettive delle imprese del distretto.
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