Dengue, sei casi in Brianza: in Lombardia i primi autoctoni
L'Istituto Superiore di Sanità conta 58 casi importati e 2 autoctoni in Lombardia: Ats Brianza ne gestisce sei. I primi contagi sul territorio nazionale sono a Garbagnate Milanese.
La Dengue in Lombardia non è più soltanto una malattia che si porta a casa dal viaggio. Nell'estate 2026 sono comparsi i primi casi autoctoni, cioè contratti senza aver messo piede fuori dai confini regionali. Il conteggio dell'Istituto Superiore di Sanità aggiornato al 29 settembre parla di 58 casi importati e 2 autoctoni in Lombardia. E sei di questi contagi sono gestiti da Ats Brianza.
I due casi autoctoni si sono registrati a Garbagnate Milanese: è lì che il virus è stato trasmesso sul posto, attraverso la puntura di una zanzara infetta che aveva a sua volta punto una persona rientrata da un'area endemica. Un passaggio che cambia la natura del fenomeno, perché significa che le condizioni per la circolazione locale del virus esistono anche alle nostre latitudini.
La mappa lombarda: Milano in testa, Brianza quarta
Il bollettino regionale aggiornato al 24 settembre fotografa 63 casi complessivi. Lo scarto rispetto ai numeri nazionali si spiega con i sospetti poi non confermati dagli accertamenti di laboratorio, una fisiologica differenza tra la prima segnalazione e la conferma definitiva.
La distribuzione per Agenzie di tutela della salute vede Ats Milano largamente in testa con 31 casi, seguita da Insubria con 7. Poi Brescia e la Brianza, ferma a quota 6. Numeri contenuti in valore assoluto, ma che raccontano una presenza ormai stabile del virus sul territorio lombardo e non più un episodio isolato.
Dietro questa trasformazione c'è un fattore che gli esperti indicano con chiarezza: il cambiamento climatico. Inverni più miti ed estati lunghe hanno favorito l'insediamento stabile in Europa delle zanzare del genere Aedes, le stesse che trasmettono la Dengue. Zanzare che in Brianza, come nel resto della pianura padana, sono di casa da anni.
Il nodo: quanto i cittadini si proteggono davvero
Il problema, per chi si occupa di sanità pubblica, è che misurare la percezione del rischio e la reale adesione alle misure di prevenzione resta difficile. Sapere quante persone svuotano davvero i sottovasi sul balcone o usano repellenti è molto più complicato che contare i casi in ospedale.
Una ricerca pubblicata su PLOS Global Public Health prova a colmare questo vuoto proponendo un approccio diverso: la sorveglianza partecipativa, cioè la possibilità per i cittadini di segnalare online sintomi, avvistamenti e comportamenti. Lo studio è stato coordinato dalla Fondazione ISI di Torino insieme a Sorbonne Université e INSERM di Parigi, con la Queen Mary University di Londra e Aix-Marseille Université.
Al lavoro hanno partecipato 2.904 volontari. Il quadro che emerge è quello di una consapevolezza diffusa ma poggiata su conoscenze frammentarie: si sa che la Dengue esiste, molto meno come si trasmette e come ci si difende.
Chi ha avuto casi vicino casa si protegge di più
Il dato più significativo riguarda la geografia della paura. Chi vive in aree dove si sono verificati casi autoctoni recenti teme di più e, di conseguenza, previene di più: il 44,4% elimina l'acqua stagnante, il 28,5% usa repellenti con regolarità. Percentuali più alte rispetto a chi il virus lo percepisce come una questione lontana.
Nelle aree rurali il comportamento è ambivalente: minore conoscenza della malattia e minore propensione al vaccino, ma al tempo stesso una maggiore applicazione delle misure preventive quotidiane, probabilmente per una consuetudine più stretta con le zanzare e con la gestione di orti, cisterne e raccolte d'acqua.
«Abbiamo osservato che chi si sente poco a rischio è anche meno propenso a proteggersi o a considerare la vaccinazione», spiega Daniela Paolotti, Senior Research Scientist della Fondazione ISI e autrice senior dello studio. Un meccanismo che rischia di lasciare scoperte proprio le zone dove il virus non è ancora arrivato, ma potrebbe arrivare.
«Informazione preventiva anche fuori città»
La ricercatrice indica la direzione: «Occorre diffondere informazione preventiva comprendendo anche tutti quei cittadini che vivono in zone rurali». Un'indicazione che pesa su un territorio come quello brianzolo, dove accanto ai centri urbani densi convivono aree agricole, parchi e fasce periurbane.
Le misure restano quelle note e semplici: eliminare i ristagni d'acqua nei sottovasi, nei secchi, nei teli e nelle grondaie, usare repellenti nelle ore di maggiore attività delle zanzare, proteggere le abitazioni con zanzariere. Gesti elementari che però funzionano solo se diventano abitudine collettiva, non scelta individuale di qualcuno.
I sei casi gestiti da Ats Brianza non configurano un'emergenza. Segnalano però che la Dengue è entrata nel raggio di osservazione della sanità lombarda in modo stabile, e che la prevenzione domestica è diventata parte della partita.
Segnalaci un errore: info@radiorbs.it
