Castagne, cinque boschi da conoscere in Brianza
Con l'autunno tornano i ricci nei boschi tra Montevecchia, Colle Brianza, Rezzago, Caglio e Valbrona: ecco dove crescono i castagni e quali regole vanno rispettate prima di raccogliere.
Con i primi ricci a terra, i boschi della Brianza lecchese e dell'Alta Brianza comasca tornano a riempirsi di camminatori con il sacchetto in mano. Sono cinque le zone dove il castagno segna ancora il paesaggio in modo riconoscibile: il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, il Monte di Brianza nell'area di Colle Brianza, la Selva di Enco a Rezzago, la zona di Campoè a Caglio e i versanti di Valbrona.
Prima di infilare gli scarponi, però, vale la pena mettere in chiaro un punto che ogni autunno genera equivoci: un bosco pieno di castagni non è automaticamente un bosco dove si può raccogliere. Gran parte di queste superfici è di proprietà privata, altre ricadono in aree protette, molte sono recintate e in diversi casi esistono regolamenti comunali che fissano limiti precisi. La differenza tra una passeggiata tranquilla e una contestazione sta tutta lì.
Montevecchia e il Monte di Brianza
Il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone è la meta più citata quando si parla di castagne sulle colline lecchesi, tanto da comparire anche tra le indicazioni del portale turistico regionale per l'Alta Brianza. Qui i boschi sono in larga parte privati: la raccolta è ammessa solo per le castagne che si trovano lungo i sentieri, mentre è vietato entrare nei terreni recintati. In cambio, il percorso regala le vedute panoramiche che hanno reso famoso il parco, con lo sguardo che corre sulla Brianza e scende dentro la Valle del Curone.
Spostandosi verso il Monte di Brianza, nell'area di Colle Brianza, il castagno racconta una storia più antica. L'itinerario regionale che collega Airuno e Valgreghentino attraversa quella che era una vasta selva castanile: per le popolazioni di questi versanti le castagne non erano una gita autunnale ma una risorsa economica e alimentare, la base dell'alimentazione nei mesi freddi. Camminare tra quelle piante significa attraversare l'eredità di un'economia di montagna che qui ha retto per secoli.
La Selva di Enco e lo ius plantandi
Nel Triangolo Lariano, a Rezzago, c'è forse il luogo più particolare dell'elenco: la Selva di Enco, castagneto documentato dallo stesso Comune e descritto dal portale regionale per i suoi castagni secolari. La curiosità sta sui tronchi. Su molti alberi si notano incisioni e targhe: sono la traccia dello ius plantandi, il diritto che autorizzava singole famiglie a piantare castagni su suolo pubblico e a raccoglierne poi i frutti. Un catasto scolpito nella corteccia, che ancora oggi permette di leggere come era suddivisa la selva.
Il Comune di Rezzago ha documentato anche le giornate autunnali di raccolta nella Selva, appuntamenti tradizionali che tengono viva la manutenzione del castagneto. Perché un bosco di castagni abbandonato smette in fretta di produrre: senza pulizia del sottobosco e cura delle piante, la selva si richiude.
Caglio, Valbrona e le tre regole
Sempre nel Triangolo Lariano, Caglio offre un punto di partenza comodo nella zona di Campoè. L'itinerario regionale che parte da qui misura circa tre chilometri con difficoltà facile e alterna faggi, radure, castagni e betulle: adatto anche a chi va con bambini o non cerca dislivelli impegnativi. La rete di sentieri, peraltro, collega Caglio, Rezzago e Madonna di Campoè, permettendo di costruire anelli più lunghi senza tornare sui propri passi.
Chiude l'elenco Valbrona, citata dal portale regionale insieme a Barni, Rezzago e Caglio tra le località del Triangolo Lariano dove è possibile raccogliere castagne. Anche qui vale il principio generale: la presenza del castagno non cancella i diritti di chi possiede il terreno.
Le accortezze da tenere a mente sono tre e si riassumono in poche righe. La prima: restare sui sentieri autorizzati, che è anche il modo migliore per non perdersi e per non danneggiare il sottobosco. La seconda: non entrare in boschi privati o recintati, nemmeno quando la recinzione sembra vecchia o interrotta. La terza: verificare divieti e regole locali prima di partire, perché i regolamenti cambiano da Comune a Comune e da area protetta ad area protetta, e in alcuni casi fissano quantitativi massimi o giornate consentite.
Detto questo, la stagione è quella giusta. Quando i ricci iniziano a comparire a terra, tra ottobre e novembre, questi cinque angoli tra Lecchese e Comasco tornano a essere il posto dove l'autunno si vede meglio: castagni secolari, mulattiere, vecchie targhe sui tronchi e il rumore delle foglie sotto le scarpe. Basta arrivarci sapendo dove si mettono i piedi.
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