Cassa integrazione, in Brianza a settembre +0,5%
A settembre in provincia di Monza e Brianza le ore di cassa integrazione autorizzate crescono dello 0,5%, con l'ordinaria in calo del 17,2%: in Lombardia cala il totale ma vola la straordinaria.
In provincia di Monza e Brianza a settembre le ore di cassa integrazione autorizzate sono aumentate dello 0,5% rispetto a un anno prima. Un dato che, preso da solo, dice poco: a scendere con decisione è la componente ordinaria, quella legata alle fermate temporanee di produzione, che segna un -17,2%. Il saldo complessivo resta però leggermente positivo, segno che a tenere su il totale è l'altra voce, la cassa straordinaria, quella che accompagna crisi aziendali, ristrutturazioni e riorganizzazioni di lungo periodo.
I numeri arrivano dall'elaborazione della Uil Lombardia sui dati delle autorizzazioni e fotografano un territorio che non è in emergenza, ma nemmeno fuori dalle difficoltà. La differenza tra ordinaria e straordinaria non è tecnica: la prima è la risposta a un calo momentaneo di commesse, la seconda racconta aziende che stanno rivedendo la propria struttura, spesso con ricadute sugli organici.
In Lombardia nove mesi in calo, ma meno che nel resto d'Italia
Nei primi nove mesi dell'anno in Lombardia sono state autorizzate 63,6 milioni di ore di cassa integrazione, contro i 72,2 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. La flessione è dell'11,9%, un miglioramento netto, che però resta molto lontano dalla media nazionale: in Italia il calo è stato del 21,9%, quasi il doppio.
Il dettaglio spiega perché. La cassa ordinaria in regione scende del 23,3%, mentre la straordinaria sale del 16,8% arrivando a 24,1 milioni di ore. In termini di peso, la straordinaria rappresenta ora il 37,9% del totale delle ore autorizzate in Lombardia, contro il 28,6% di un anno fa. In altre parole: si usa meno la cassa, ma quella che si usa è sempre più legata a situazioni strutturali.
A livello provinciale il quadro è disomogeneo. Varese registra un aumento complessivo del 52,1%, con la straordinaria cresciuta del 351,6%. Lecco segna un +6,6%. Milano, nel mese di settembre, è a +10,5%. La Brianza, con il suo +0,5%, si colloca tra i territori sostanzialmente stabili, ma con quella ricomposizione interna che merita attenzione.
La meccanica concentra due terzi della cassa straordinaria
Il 93% delle autorizzazioni riguarda l'industria. E dentro l'industria è la meccanica a fare la parte del leone: 16,1 milioni di ore di cassa straordinaria, pari al 66,9% del totale regionale di quella componente. È il cuore produttivo della Lombardia e della Brianza, il settore che più di altri sta attraversando la transizione dell'automotive, la pressione sui costi energetici e la riorganizzazione delle filiere.
Per un territorio come quello monzese e brianzolo, dove la meccanica e la subfornitura industriale restano un pilastro occupazionale, il dato non è un dettaglio statistico. Significa che una quota rilevante delle ore autorizzate riguarda aziende impegnate in percorsi di ristrutturazione, con tempi lunghi e esiti non scontati per i lavoratori coinvolti.
Il sindacato: «Piani industriali verificabili»
«La diminuzione delle ore autorizzate è un segnale positivo, ma non possiamo limitarci a guardare la media regionale», commenta Salvatore Monteduro, segretario confederale della Uil Lombardia. Il riferimento è proprio alla differenza tra province e tra tipologie di ammortizzatore, che una lettura aggregata rischia di nascondere.
«La cassa integrazione deve tornare a essere uno strumento per superare le difficoltà, e non soltanto un modo per rinviare i problemi», aggiunge Monteduro. Da qui le richieste del sindacato: piani industriali verificabili da parte delle aziende che ricorrono agli ammortizzatori, tutela dei posti di lavoro e attivazione di percorsi di formazione e riqualificazione durante i periodi di sospensione, perché il tempo della cassa non resti tempo vuoto.
Sul fronte brianzolo interviene Gian Carlo Pagani, coordinatore territoriale della Uil per Monza e Brianza: «La priorità deve essere difendere il lavoro, salvaguardare il patrimonio industriale del territorio e accompagnare le trasformazioni produttive senza lasciare indietro nessuno».
Il messaggio che arriva dai numeri è questo: la fase acuta sembra alle spalle, con l'ordinaria in forte calo anche in Brianza, ma la crescita della straordinaria indica che diverse realtà produttive stanno affrontando cambiamenti profondi. Sarà il modo in cui verranno gestiti — con quali piani, con quali garanzie e con quali percorsi di riqualificazione — a determinare se quel -17,2% dell'ordinaria si tradurrà davvero in un recupero stabile dell'occupazione industriale sul territorio.
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