Brianza, introvabile il 57,2% dei profili digitali
I dati Confartigianato sul 2025: in provincia di Monza e Brianza oltre la metà delle richieste di lavoratori con competenze digitali avanzate resta senza risposta. Sono 4.350 le professionalità che le imprese cercano e non trovano, con una quota di difficile reperimento tra le più alte d'Italia.
Su ogni dieci lavoratori con competenze digitali avanzate che le imprese di Monza e Brianza cercano, quasi sei restano introvabili. La fotografia arriva dalla rilevazione Confartigianato sul 2025: in provincia la quota di difficile reperimento tocca il 57,2%, tra le più alte del Paese, e si traduce in 4.350 professionalità che le aziende non riescono a portare in organico.
Il confronto con il dato nazionale rende l'idea dello scarto. In Italia le richieste di lavoratori con competenze digitali avanzate sono state 621mila, di cui 316mila difficili da reperire: il 50,8%. La Brianza viaggia dunque oltre sei punti sopra la media italiana, in un territorio dove la manifattura e i servizi alle imprese sono il cuore del tessuto produttivo.
Quali competenze mancano
La rilevazione prende in considerazione un pacchetto preciso di abilità: intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata, blockchain. Non si tratta quindi di generica dimestichezza con il computer, ma di figure specialistiche che servono a far funzionare macchinari connessi, gestire flussi di dati, presidiare la sicurezza informatica e costruire nuovi servizi.
Sono esattamente le competenze che servono a un distretto come quello brianzolo, fatto di piccole e medie imprese che negli ultimi anni hanno messo mano ai processi produttivi. Il 71,8% delle aziende ha investito in almeno uno degli ambiti della transizione digitale: l'adozione di tecnologie digitali, la loro integrazione nell'organizzazione del lavoro, la costruzione di modelli di business nuovi basati sul digitale.
L'intelligenza artificiale interessa a sette imprese su dieci
La propensione a investire sull'intelligenza artificiale è alta e trasversale ai settori: 73,4% nei servizi, 70,8% tra manifattura, utilities e costruzioni. Numeri che raccontano imprese tutt'altro che ferme, ma che si scontrano con un collo di bottiglia molto concreto.
Interrogate sugli ostacoli, le aziende mettono al primo posto proprio la mancanza di personale qualificato: lo segnala il 58,6%. Seguono la poca chiarezza legislativa (47,3%), i dati indisponibili o di scarsa qualità (45,2%), le questioni legate alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%) e i costi elevati (43%). Più staccate le questioni etiche, indicate dal 25,7% delle imprese.
In altre parole: la tecnologia c'è, la volontà di investire pure, ma mancano le persone in grado di farla funzionare. E quando un'azienda non trova il tecnico che le serve, il progetto digitale slitta, si ridimensiona o resta sulla carta.
Lombardia prima in Italia per profili mancanti
Il problema non è solo brianzolo. La Lombardia è la prima regione italiana per numero assoluto di profili digitali introvabili: 60.960 su 121.440 richieste, pari al 50,2%. Al secondo posto la Campania, con 31.130 figure non trovate su 66.950 richieste (46,5%), seguita dal Lazio con 30.780 su 66.760 (46,1%).
Nel dettaglio provinciale, Milano guida la classifica nazionale con 29.840 competenze introvabili a fronte di 64.320 ingressi programmati, il 46,4%. Roma ne conta 24.580 non trovate su 55.240 (44,5%), Napoli 16.200 su 36.010 (45%).
Il confronto con il capoluogo vicino è il dato che più riguarda la Brianza: Milano, pur avendo volumi enormemente più grandi, ha una percentuale di difficoltà di oltre dieci punti inferiore a quella brianzola. Le grandi città attraggono più facilmente giovani specializzati, mentre le imprese di dimensioni medio-piccole distribuite tra Monza, Desio, Seregno, Lissone e la Valle del Lambro competono per gli stessi profili con meno visibilità e spesso con meno leva salariale.
Una questione di formazione
Il nodo rimanda direttamente alla filiera formativa: istituti tecnici, ITS e percorsi universitari che dovrebbero alimentare il bacino di tecnici specializzati. Con 4.350 posizioni che restano scoperte in un solo anno, il divario tra domanda e offerta non si colma con l'assunzione singola, ma con una programmazione di più ampio respiro.
Per un territorio che ha costruito la propria identità economica sulla capacità di produrre e innovare, il rischio è che l'investimento in tecnologia resti sottoutilizzato proprio per mancanza di chi la sa governare.
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