Brianza, mille artigiani in meno in un anno: calo del 5%
Gli artigiani attivi in provincia di Monza e Brianza scendono da 23.088 a 21.924: oltre mille imprenditori persi in dodici mesi, in linea con il dato nazionale del -5,1%.
In dodici mesi la provincia di Monza e Brianza ha perso più di mille imprenditori artigiani. Gli attivi sono scesi da 23.088 a 21.924, un calo del 5% che fotografa un mestiere in ritirata anche in un territorio che sull'artigianato ha costruito buona parte della propria storia produttiva. I numeri arrivano dall'Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ha elaborato i dati INPS provincia per provincia.
Il confronto con il resto del Paese dice che la Brianza non è un caso isolato: la media italiana dell'ultimo anno è -5,1%, con oltre 69mila artigiani in meno. Monza e Brianza si colloca al 38esimo posto su 107 province per gravità della flessione. Peggio di tutte ha fatto Pesaro Urbino, con un -8,3%, seguita da Mantova e Bologna.
La Lombardia perde un artigiano su quattro in dieci anni
Sul piano regionale il quadro è altrettanto netto. In un anno la Lombardia è passata da 254.327 a 240.925 artigiani attivi: 13.402 in meno, pari al -5,3%. Ma è la fotografia del decennio a pesare di più. Tra il 2015 e il 2025 la regione ha perso 82.396 artigiani, circa un quarto del totale di partenza.
Nella classifica del calo decennale la Lombardia è preceduta da Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo, mentre il primato negativo spetta alle Marche, che hanno lasciato per strada il 31% dei propri artigiani. A livello nazionale la contrazione in dieci anni è del 25,1%, oltre 430mila aziende in meno.
Oggi in Italia si contano poco meno di 1,3 milioni di artigiani e 1,2 milioni di imprese artigiane. Il picco risale al 2008, quando le imprese sfioravano il milione e mezzo.
Perché le botteghe chiudono
Le cause sono molteplici e non tutte negative, spiegano dall'associazione. Dopo le crisi del 2008-2009, del 2012-2013 e del 2020-2021 una parte del calo si deve ad aggregazioni e acquisizioni: aziende che si sono fuse, hanno aumentato la dimensione media e la produttività. È accaduto soprattutto nel trasporto merci, nel metalmeccanico, tra gli installatori di impianti e nella moda, comparti familiari anche al tessuto produttivo brianzolo.
Diverso il destino delle botteghe e dei negozi di vicinato, penalizzati dalla concorrenza della grande distribuzione e dell'e-commerce. A questo si aggiungono il cambiamento delle abitudini di consumo e costi fissi sempre più difficili da sostenere: affitti, utenze, tasse locali, contributi previdenziali.
Il rischio, avverte la CGIA, riguarda soprattutto i mestieri manuali: "E' molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione o manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sarà un'operazione difficilissima".
L'intelligenza artificiale e la linea di frattura
Sul fronte tecnologico l'analisi individua una divisione destinata ad allargarsi. "L'AI non farà sparire gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due gruppi. Il primo è quello di chi userà l'AI come un aiutante instancabile", si legge nello studio. Dall'altra parte ci sarà chi la subirà come concorrente, in particolare nelle lavorazioni e nei prodotti standardizzabili, quelli più facilmente replicabili senza l'apporto della mano umana.
Per frenare l'emorragia l'associazione mette sul tavolo due proposte. La prima è un "reddito di gestione delle botteghe artigiane", un sostegno economico destinato a chi tiene aperta l'attività nei centri fino a 10.000 abitanti, dove la chiusura di un'officina o di un laboratorio significa spesso la scomparsa di un servizio essenziale. La seconda riguarda la formazione: investire su orientamento scolastico, alternanza scuola-lavoro e istituti professionali, per riavvicinare i ragazzi ai mestieri manuali.
I settori che tengono
Il quadro non è uniforme. "Non tutti i settori artigiani hanno subito gli effetti della crisi", osservano dall'Ufficio Studi. In crescita c'è il comparto del benessere: acconciatori, estetisti, massaggiatori, tatuatori. Cresce anche l'area informatica, con sistemisti, professionisti del web marketing, video maker e social media manager, figure che negli anni scorsi non rientravano nell'immaginario dell'artigiano ma che a tutti gli effetti operano come piccole imprese individuali.
Tiene bene anche l'alimentare da asporto: gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio, soprattutto nelle città a vocazione turistica, dove il flusso di visitatori sostiene la domanda tutto l'anno.
Per la Brianza il dato resta comunque significativo: oltre mille partite IVA artigiane in meno in dodici mesi in un territorio dove il legno, il mobile, la meccanica e l'impiantistica hanno rappresentato per decenni l'ossatura dell'economia locale.
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