Bernareggio, dipendenti comunali in stato di agitazione
La FP CGIL Monza e Brianza ha proclamato lo stato di agitazione del personale del Comune di Bernareggio: martedì 22 settembre il confronto con l'Amministrazione davanti al prefetto.
I dipendenti del Comune di Bernareggio sono in stato di agitazione. La proclamazione è arrivata giovedì 17 settembre dalla FP CGIL Monza e Brianza, che ha contestualmente chiesto l'attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla legge 146 del 1990. Il primo passaggio formale è fissato per martedì 22 settembre, quando sindacato e Amministrazione si troveranno di fronte al prefetto di Monza e Brianza.
Alla base della mobilitazione, spiega il sindacato, c'è un peggioramento progressivo delle relazioni sindacali e, più in generale, del rapporto tra l'Amministrazione comunale e chi lavora negli uffici di piazza. Non un singolo episodio, ma una somma di questioni rimaste aperte nel tempo.
"Non siamo di fronte a una singola questione, ma a un insieme di criticità che si trascinano da tempo e che hanno progressivamente compromesso il rapporto tra personale, rappresentanze sindacali e Amministrazione", afferma Silvia Papini, segretaria organizzativa della FP CGIL Brianza.
Il nodo dei ruoli: politica e gestione
Il punto più delicato, nella ricostruzione sindacale, riguarda la mancata separazione chiara tra indirizzo politico e gestione amministrativa. Un confine che nei Comuni è scritto nelle norme e che, secondo la CGIL, a Bernareggio si è assottigliato.
L'esempio portato a sostegno risale al Consiglio comunale del 24 giugno 2026, trasmesso in streaming e quindi pubblico. In quella seduta un'assessora avrebbe attribuito a un dipendente la responsabilità di un presunto errore tecnico relativo al bilancio. Il sindacato ha chiesto una rettifica pubblica, che non è arrivata. Da lì, il rapporto si è ulteriormente irrigidito.
"Il personale degli enti locali deve poter lavorare in un contesto nel quale siano chiari i ruoli e siano rispettate le rispettive prerogative", sottolinea Papini. Una questione di metodo, più che di persone: quando un amministratore interviene pubblicamente sul lavoro tecnico di un dipendente, quest'ultimo non ha strumenti per replicare nella stessa sede.
Contrattazione, organici e organizzazione del lavoro
Il secondo fronte è quello della contrattazione decentrata integrativa relativa al 2025. Secondo la FP CGIL il percorso si è chiuso con scelte in larga parte unilaterali, con uno spazio ridotto per le proposte avanzate dalle rappresentanze dei lavoratori.
C'è poi il capitolo organici. Il sindacato segnala carenza di personale e problemi di organizzazione del lavoro che si riflettono direttamente sui servizi. Non si tratta di una lettura esterna: la stessa responsabile del Settore Affari Generali avrebbe messo per iscritto le difficoltà gestionali del proprio settore. Nonostante questo, l'Amministrazione ha eliminato un posto vacante dalla pianta organica, riducendo di fatto la dotazione potenziale degli uffici.
A completare il quadro, il percorso sul benessere lavorativo: avviato e poi chiuso da oltre nove mesi, senza che si siano tenuti gli incontri richiesti nei singoli settori. Un tema che nei Comuni di dimensioni medie pesa molto, perché ogni assenza o scopertura si scarica sui colleghi rimasti.
"La qualità del servizio pubblico non può essere contrapposta alla qualità del lavoro", è la posizione della segretaria organizzativa.
Il mandato dell'assemblea e i prossimi passi
La decisione di arrivare allo stato di agitazione non è stata assunta a tavolino. Il mandato alla mobilitazione è arrivato dall'ultima assemblea sindacale dei dipendenti comunali, che ha indicato alla RSU e al sindacato la strada del confronto formale.
La procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla legge 146 del 1990 è il passaggio obbligato nei servizi pubblici essenziali: prima di qualsiasi iniziativa di sciopero, le parti devono sedersi allo stesso tavolo, in questo caso sotto la mediazione del prefetto. L'appuntamento di martedì 22 settembre servirà a verificare se esistono margini per ricucire.
Se il tentativo di conciliazione non dovesse produrre risultati, si aprirebbe la strada a forme di mobilitazione più incisive. Il sindacato, per ora, tiene il punto sulle richieste: chiarezza nella distinzione tra ruolo politico e ruolo tecnico, una contrattazione che torni a essere un confronto reale, risposte sul fabbisogno di personale e la ripresa del percorso sul benessere organizzativo, settore per settore.
Bernareggio, poco più di undicimila abitanti nel Vimercatese, si trova così con la macchina comunale attraversata da una vertenza aperta. Per i cittadini, al momento, i servizi restano garantiti: lo stato di agitazione è un atto formale che apre il confronto, non una sospensione delle attività. Ma segnala che il clima negli uffici è arrivato a un punto in cui il sindacato ha ritenuto necessario coinvolgere la Prefettura.
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