Arcore, lo scultore Perera firma il suo San Francesco
Dinesh Perera, 41 anni, originario dello Sri Lanka e residente ad Arcore da due anni, ha modellato una statua di San Francesco alta mezzo metro per l'ottavo centenario della morte del Santo.
Una statua di San Francesco alta una cinquantina di centimetri, con il saio ottenuto usando anche il caffè: è l'ultima opera di Dinesh Perera, 41 anni, scultore originario dello Sri Lanka che da circa due anni vive ad Arcore. L'ha realizzata per l'ottavo centenario della morte del Santo di Assisi.
Perera di professione fa l'impiegato. Scolpisce nel tempo libero, la sera e nei fine settimana, con una manualità che si è costruito prima in patria e poi in Italia. È sposato, ha due figli, è credente praticante: un dato non secondario, visto il tipo di soggetti che più spesso escono dalle sue mani.
Dallo Sri Lanka a Napoli, passando da San Gregorio Armeno
La storia della famiglia Perera in Italia comincia dalla madre, la prima a partire dallo Sri Lanka. Arrivò con un contratto di lavoro presso un avvocato di Barzanò, poi il ricongiungimento familiare portò qui il marito e i tre figli. Oggi il padre di Dinesh lavora per il Comune di Arcore come addetto alle pulizie, il fratello Mithun, 39 anni, è dipendente Granarolo, mentre l'altro fratello, Macan, gioca a basket nella Pro Arcore.
In Sri Lanka Dinesh realizzava bassorilievi murali ispirati all'arte indiana. In Italia è arrivato dodici anni fa e la prima tappa è stata Napoli, dove si è formato nei laboratori di via San Gregorio Armeno, la strada dei presepi. L'assunzione è arrivata dopo una prova lampo.
«Quando arrivai in un laboratorio di San Gregorio Armeno mi chiesero cosa sapessi fare. Ho detto al maestro di darmi un pochino di argilla e, sotto i suoi occhi, ho realizzato la statua di Nelson Mandela. Nel giro di pochi secondi il titolare ha deciso di assumermi», racconta lo scultore.
Di quegli anni gli è rimasta anche la lingua: Perera parla italiano e dialetto napoletano.
Da Totò a Maradona, fino a Papa Francesco
La sua specialità sono le statuette tridimensionali che riproducono le fattezze di una persona partendo semplicemente da una fotografia. Il campionario dei soggetti dice molto del suo percorso: Eduardo De Filippo, Totò, Diego Armando Maradona, l'allenatore Maurizio Sarri, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, Silvio Berlusconi.
C'è poi l'opera a cui è più legato: la statua di Papa Francesco, consegnata al Pontefice in persona dalla moglie durante un'udienza in Piazza San Pietro. Il prossimo progetto in cantiere è una statua di Papa Leone.
Il San Francesco per l'ottavo centenario rientra in questa linea di lavoro. Il dettaglio che lo scultore spiega volentieri è quello del saio: «L'ho realizzato con una tecnica appresa a San Gregorio Armeno che prevede anche l'utilizzo del caffè», un accorgimento che restituisce al tessuto il colore e la grana giusti.
Il Comune: a Natale una mostra in Villa Borromeo
Il talento di Perera è arrivato all'amministrazione comunale per la via più semplice: ne ha parlato il padre, poche settimane fa, al sindaco Maurizio Bono. Da lì l'incontro con le opere e la reazione del primo cittadino: «Quando ho visto le sue opere sono rimasto incantato».
Da quell'incontro è nata un'idea che potrebbe prendere forma già nelle prossime settimane: una mostra di arte sacra dedicata ai presepi, ipotizzata per il periodo natalizio negli spazi di Villa Borromeo ad Arcore. L'esposizione avrebbe anche una finalità benefica, con una raccolta fondi destinata ad associazioni del territorio.
I dettagli — date, orari, modalità di accesso — non sono ancora stati definiti e l'iniziativa resta al momento allo stadio di progetto. Ma l'incrocio tra la tradizione presepiale napoletana, la formazione di uno scultore cresciuto tra Colombo e via San Gregorio Armeno e una villa storica brianzola ha una sua coerenza: il presepe è esattamente il terreno in cui quelle tre cose si incontrano.
Una famiglia arcorese
Mercoledì sera Perera si è presentato in redazione insieme al fratello Macan e al sindaco Bono, portando con sé alcune delle sue statue. Un passaggio che racconta bene come la famiglia si sia radicata in città: il padre al lavoro per il Comune, un fratello sui campi da basket della Pro Arcore, un altro in fabbrica, e lui che la sera trasforma l'argilla in volti riconoscibili.
Se la mostra di Natale si farà, sarà la prima occasione per vedere dal vivo, tutte insieme, le opere di uno scultore che ad Arcore in pochi conoscevano fino a poche settimane fa.
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