L'Anpi di Seregno sale al rifugio vandalizzato in Valtellina
Martedì 18 agosto una delegazione di soci seregnesi è salita al rifugio "Gino e Massimo", nel Parco delle Orobie Valtellinesi, per portare solidarietà ad Anna, la giovane gestrice, dopo il danneggiamento compiuto da ignoti il mese scorso.
Martedì 18 agosto alcuni soci dell'Anpi di Seregno sono saliti al rifugio "Gino e Massimo", in Valtellina, per portare la loro solidarietà ad Anna, la giovane che lo gestisce, e alla sua famiglia. Il rifugio, che si trova nel territorio del Parco delle Orobie Valtellinesi, era stato danneggiato da ignoti poco meno di un mese prima.
La delegazione brianzola non è arrivata in un luogo qualsiasi. Il "Gino e Massimo" è conosciuto da chi frequenta quei sentieri come un punto di incontro legato ai valori della memoria, della libertà e dell'antifascismo: un rifugio dove ci si ferma a mangiare e a dormire dopo ore di cammino, ma dove quei valori vengono anche nominati e praticati. Un'identità che, evidentemente, a qualcuno ha dato fastidio.
Il danneggiamento a pochi giorni dalla Pastasciutta antifascista
Il gesto vandalico è arrivato pochi giorni prima che al rifugio si preparasse la Pastasciutta antifascista, l'appuntamento che ogni estate ricorda il pranzo offerto dalla famiglia Cervi ai compaesani il 25 luglio 1943, alla notizia della caduta del fascismo. Una tradizione che negli anni si è diffusa in tutta Italia, dalle piazze delle città ai rifugi di montagna, e che nel caso del "Gino e Massimo" si è ritrovata bersaglio proprio alla vigilia.
Da quel momento, verso il rifugio si è mosso un flusso continuo di persone. Chi per una camminata già programmata, chi appositamente per far sapere alla gestrice che non era sola. I soci dell'Anpi di Seregno si sono aggiunti a questo andirivieni, mettendosi in cammino da Seregno per una giornata di montagna che aveva un motivo preciso.
Il racconto della presidente Frigerio
A raccontare la salita è stata Mariadele Frigerio, presidente dell'Anpi di Seregno. «Martedì 18 agosto ci siamo recati al rifugio "Gino e Massimo", con la bellissima accoglienza dei gestori del rifugio e dei camminatori presenti — ha spiegato —. Questo rifugio è stato vandalizzato da vigliacchi il mese scorso, pochi giorni prima che preparasse la Pastasciutta antifascista. Siamo andati a portare la nostra solidarietà (come anche molte altre persone) ad Anna, la giovane ragazza che lo gestisce, e alla sua famiglia».
Dalle parole della presidente emerge il clima trovato lassù: l'accoglienza dei gestori, ma anche quella degli escursionisti presenti quel giorno, che hanno condiviso il senso della visita. Un pomeriggio in quota che si è trasformato in un incontro tra persone arrivate da posti diversi con la stessa idea in testa.
Dalla Brianza alle Orobie, un filo che non si interrompe
Per l'Anpi di Seregno la trasferta valtellinese si inserisce in un'attività che nel corso dell'anno tocca scuole, piazze e ricorrenze cittadine. Ma la scelta di mettersi in marcia verso un rifugio a centinaia di chilometri da casa ha un significato in più: dice che la solidarietà, quando un luogo viene colpito per quello che rappresenta, non si esaurisce in un comunicato.
Il "Gino e Massimo" nel frattempo ha continuato a lavorare, con la stagione estiva nel pieno e i sentieri delle Orobie percorsi da escursionisti. Il danneggiamento resta una ferita, ma il conto delle visite ricevute nelle settimane successive racconta una risposta diversa da quella che gli autori del gesto probabilmente si aspettavano.
Per chi in Brianza segue le attività dell'associazione, la giornata del 18 agosto è già entrata nel racconto interno della sezione seregnese: una salita in montagna, una tavolata condivisa e una gestrice a cui è stato detto, di persona, che quel rifugio non è isolato.
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