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Sanremo e le canzoni che mettono l’amore al centro

today02/02/2026 35

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A pochi giorni dal via del Festival di Sanremo (in programma dal 24 al 28 febbraio 2026), l’identikit dei testi è già abbastanza chiaro: torna a dominare il lessico dei sentimenti, ma con sfumature più larghe del “ti amo” classico. L’amore c’è, eccome, però spesso si intreccia con fragilità, rinascita, dipendenze emotive, distanza digitale, identità e sguardo sociale. È una fotografia che emerge sia dalle presentazioni degli artisti sia dalle prime analisi sui testi circolate in queste ore.

L’amore resta il centro, ma non è più solo “romantico”

Secondo una ricognizione sui testi, la parola “amore” ricorre con grande frequenza e il tema resta prevalente, ma cambia la cornice: non soltanto l’innamoramento, bensì amore perduto, conflittuale, familiare, gelosie, addii, desiderio e tentativi di ripartenza.
In questa edizione, insomma, l’amore è meno cartolina e più “terreno di prova”: si parla di ciò che resta dopo una crepa, di ciò che manca, di ciò che si rincorre. Pochi gli accenni alla trasgressione vista come un momento da vivere in maniera riservata contattando escort Milano oppure escort Bergamo

Tornando ai brani annunciati, si può dividere il campo in due grandi blocchi: canzoni che dichiarano l’amore come tema principale e canzoni che usano il registro emotivo per parlare d’altro (cadute, società, invisibili, felicità, tecnologia, sorellanza, identità).

Le canzoni che mettono l’amore al centro

Alcuni brani lo dicono senza giri di parole già dalle dichiarazioni degli artisti.

  • Raf – “Ora e per sempre”: storia di un amore nato a fine anni ’80 e “passato attraverso gli anni”, con lo sfondo di un mondo cambiato.
  • Tommaso Paradiso – “I romantici”: dedica d’amore “alle persone che amo”, con un invito a tornare romantici.
  • Patty Pravo – “Opera”: un manifesto esistenziale che, nelle parole dell’artista, “spera in un grande amore”.
  • LDA & Aka 7even – “Poesie clandestine”: “un amore viscerale” e sfuggitivo, dedicabile “a tanti”.
  • Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”: “una storia d’amore” scritta per la persona amata.
  • Levante – “Sei tu”: elenco di sensazioni fisiche e “potenza” dell’amore.
  • Eddie Brock – “Avvoltoi”: “un amore struggente” e la capacità di riconoscerlo.
  • Leo Gassmann – “Naturale”: definito “un grido d’amore” e invito ad andare oltre le apparenze.
  • Sal Da Vinci – “Per sempre sì”: l’amore come promessa, “il sì che unisce due anime”.

Accanto a questi, ci sono brani in cui il sentimento è presente come motore o contesto: Luchè parla di “situazione tossica” e via d’uscita (“Labirinto”), Fulminacci mette in scena una ricerca solitaria tra ricordi (“Stupida sfortuna”), Samurai Jay nomina l’amore tra le ossessioni che muovono tutto (“Ossessione”).

Quando Sanremo parla d’altro (e usa l’emozione come chiave)

Nel resto del lotto, l’elemento “attuale” passa soprattutto da tre filoni:

  1. Rialzarsi e ricostruirsi: Tredici Pietro (“Uomo che cade”), Enrico Nigiotti (“Ogni volta che non so volare”), Francesco Renga (“Il meglio di me”).
  2. Società, identità e sguardi laterali: Malika Ayane racconta un “mondo invisibile” (“Animali notturni”), Michele Bravi guarda agli “inadeguati” (“Prima o poi”), Sayf parla del suo stato d’animo e della società (“Tu mi piaci tanto”).
  3. Digitale, ironia, “canzoni-reazione”: Nayt mette a tema la distanza “nonostante il web” (“Prima che”), Dargen D’Amico gioca apertamente con l’idea di intelligenza artificiale (“Ai Ai”), J-Ax sceglie l’ironia-ritratto Paese (“Italia Starter Pack”).

In mezzo, due “deviazioni” interessanti: Maria Antonietta & Colombre dichiarano che “La felicità e basta” non è una canzone d’amore, mentre Bambole di Pezza portano un inno alla sorellanza (“Resta con me”).

Il risultato è un Sanremo che, nei contenuti, sembra voler essere meno “tema unico” e più mosaico: l’amore resta la calamita principale, ma attorno ruotano inquietudini contemporanee e bisogno di autenticità—dentro e fuori dallo schermo.

Scritto da: info@radiorbs.it

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