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Inside Monza: nuovo allenatore e nuovo stadio
Come potremmo definire i Persiana Jones?
Fatalisti? Ma in realtà in quella lontana sera del 1988 quando si esibirono per la prima volta non si affidarono nemmeno al fato.
Non ne avevano bisogno, perché l’unico loro desiderio era quello di fare musica e di farla insieme per scappare dalla noia e concedersi un’alternativa.
A distanza di più di 30 anni dai loro esordi la loro attitude non è cambiata: la musica per i Persiana Jones resta un prezioso momento di condivisione, espressione dell’energia inesauribile che li pervade e della necessità di far festa coinvolgendo tutto il pubblico.
La band originaria di Rivarolo Canavese rappresenta insomma, nella sua indipendenza, un memorandum di quanto la musica dovrebbe rappresentare per tutti e non solo per loro e cioè l’espressione dell’animo e delle intenzioni dell’artista ancor prima di essere un prodotto commerciale.
Isabel: 30 anni…Anzi più di 30 anni di carriera musicale! C’è mai stato un momento in cui vi siete pentiti di appartenere alla scena indipendente?
Beppe: No. No, mai! E’ una scelta che abbiamo fatto consapevoli che ci avrebbe vincolati a fare determinate scelte, ma il nostro desiderio era ed è quello di non suonare per lavoro. Abbiamo tutti il nostro impego principale e così possiamo viverci la musica per quello che è, divertendoci.
I.: A proposito di questo… Per più di 30 anni avete promosso la musica come divertimento e come momento di condivisione. Partecipare a un evento come il Big Bang Music Fest che permette una fruizione gratuita della musica, che valore ha per voi?
Beppe: Intanto mi è piaciuta molto la situazione, il contesto in cui siamo. Il posto è molto bello, mi sono piaciuti i ragazzi dell’organizzazione! Non conoscevo questo festival e sono contento di potervi partecipare. Sono felice, perché non sono rimaste molte le realtà che portavano avanti un discorso del genere purtroppo. La musica dal vivo ha subito un calo anche per mancanza di realtà come queste.
I.: Senza contare l’aumento dei prezzi dei biglietti!
Beppe: Io oltre una certa cifra non spendo per andare a un concerto. Preferisco entrare in un club e scoprire chi suona piuttosto che andare a vedere un artista, che ho già visto magari, spendendo anche cifre folli. Lo trovo inconcepibile.
I.: Nel 2025 che potere comunicativo ha lo ska rispetto ai vostri esordi?
Beppe: Sicuramente ha meno potere rispetto a quando abbiamo iniziato. All’epoca c’era più gente che ascoltava il genere e che andava ai concerti con la speranza di conoscere gruppi nuovi. Una volta non guardavi chi c’era in tabellone. C’era una festa? C’era un concerto? Si andava! Era una cosa matematica. Noi ci siamo fatti conoscere così. Non c’erano i social, non c’erano nemmeno i cellulari!
I.: Siete sempre stati molto indipendenti e quindi liberi anche nel potervi esprimere. Avete mai sentito il desiderio di sperimentare sonorità diverse, anche allontanandovi dallo ska magari, per esprimere concetti o lanciare messaggi che suonassero diversamente?
Beppe: Noi abbiamo avuto un’evoluzione musicale nel corso degli anni. Siamo passati dai primi tempi in cui suonavamo più come musica sud americana, come la cumbia. Per forza di cose nel ’95 abbiamo dovuto modificare il sound e abbiamo inserito strumenti diversi. Lo ska per esempio non usava le chitarre distorte e noi invece le abbiamo aggiunte! Abbiamo indurito il suono e abbiamo sperimentato fino ad arrivare al 2003 con “Brace for Impact” che è un album più punk rock. Nel 2007 ci siamo stabilizzati, raggiungendo la nostra formula che contiene lo ska, ma anche il rock e il punk, quello che vogliamo insomma.
I.: Insomma tutto ciò che avete pensato lo avete realizzato.
Beppe: Sì, ci siamo decisamente divertiti.
I.: “Finché il sole si alza” che importante lezione possiamo apprendere per poter affrontare il presente e il futuro?
Beppe: Mamma mia che domandona! (ridiamo) Intanto io sono un inguaribile ottimista e cerco di vedere quanto di positivo ho davanti a me, nelle persone come anche nei momenti che vivo. Abbiamo fatto un singolo a Capodanno che parla di questo: Ti è mai capitato di scorrere le foto sul telefono o che ti vengano riproposte foto vecchie in qualche modo?
Non trovi mai i momenti di merda.
Abbiamo riflettuto su questo, su quanto servirebbe poter fermare anche i momenti brutti, perché si riproporranno e sarebbe utile avere in quei momenti un manuale di istruzioni. Questo continuando a mantenere l’ottimismo, andando avanti. Vivendo senza porsi obiettivi. Noi non ci siamo mai posti obiettivi, abbiamo semplicemente vissuto e agito seguendo le nostre esigenze del momento. Se nell’ottantotto mi avessero chiesto “Suonerete ancora l’anno prossimo?” io avrei risposto “Ma va, figurati!”. Non l’ho programmato. Eppure sono andato avanti e ho vissuto una vita ricca. Non ricca economicamente parlando, ma ricca di emozioni. Questa vita mi ha arricchito. Il mio augurio è che tutti possano vivere senza troppe menate.
I.: Con più leggerezza!
Beppe: Oh, sì! Più leggerezza.
Scritto da: Redazione
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